mercoledì, 10 Agosto 2022
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Investimenti “economici”

Mai come in questo periodo di disorientamento è di vitale importanza non perdere la fiducia, avere sangue freddo e non arrendersi continuando ad investire.
Alcuni citano Einstein, altri fanno riferimento al duplice significato in cinese della parola Crisi individuando non solo una minaccia ma anche una grossa opportunità di cambiamento. Tutti noi (dall’impiegato al dirigente, dall’autista all’imprenditore), nello svolgimento delle quotidiane attività lavorative, dovremmo iniziare la giornata partendo da questa consapevolezza.
La crisi va vissuta come fattore positivo, da cui bisogna trarre gli stimoli giusti per uscirne, possibilmente meglio di come ci si è entrati. Per superare l’odierna situazione di recessione è indispensabile rilanciare la crescita, ma per far questo serve la capacità di rimettere in discussione metodologie di lavoro (magari un po’ arcaiche), cattive abitudini mostrando la massima apertura. La parola “investimento” normalmente spaventa ed atterrisce. Investire in un momento di crisi?
Le risposte generalmente possono essere svariate: da “Al momento è essenziale contenere i costi” ad “Aspettiamo che passi la bufera” oppure “Aspettiamo che si formi il nuovo governo”.
Parole che enfatizzano e risaltano l’immobilismo già in auge. Risposte che se analizzate superficialmente posso essere assolutamente condivisibili e comprensibili.
Se invece decidiamo di approfondire dovremmo allora chiederci il motivo per cui al termine “investimento” venga associato “istintivamente” l’idea di sostenere “maggiori costi”.
I costi più attaccabili sono ad esempio tipicamente quelli relativi al marketing, alle consulenze, insomma quelli considerati sacrificabili o con priorità, di primo acchito, di secondo livello.
Ci sono tuttavia degli investimenti “economici” che spesso vengono sottovalutati e non considerati, come quello di puntare al raggiungimento dell’eccellenza di alcuni processi.
Un esempio? Potremmo servirci di questo periodo per migliorare la gestione dei contatti attraverso il CRM (il cui valore strategico è in Italia ancora nebuloso).
L’input dovrebbe partire dalle case costruttrici per poi diffondersi a cascata in concessionaria. Queste attività, come altre innumerevoli qui non citate, negli anni scorsi sono state considerate meno rilevanti rispetto alla vendita e vissute quasi come un’entità scollegata dalle azioni commerciali.
Cosa sappiamo davvero dei nostri clienti? Se un venditore non fa più parte della nostra squadra dove è possibile recuperare (in modo strutturato ed integrato) lo storico delle trattative, acquisti, passaggi in officina, feedback, reclam, e così via?
Tali informazioni costituiscono un patrimonio aziendale inestimabile, ma si fatica ancora a trasferirne il valore aggiunto connesso.
Quante volte i nostri venditori hanno lamentato la mancanza di tempo da dedicare all’inserimento dei dati a sistema. Forse adesso potremmo gestire il nostro tempo in maniera più efficace e quindi efficiente, senza costi aggiuntivi: semplicemente senza sprechi.
La crisi quindi può e deve essere una buona occasione per cambiare il nostro modo di pensare, per scardinare le abitudini e trovare nuove soluzioni per aumentare la nostra professionalità. Maggiore flessibilità e predisposizione al cambiamento non potranno quindi essere percepiti come “costi di marketing aggiuntivi”.

 

 

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