giovedì, 27 Gennaio 2022

Renault Kerax in tuta blu

Il Renault Kerax è riconosciuto come un lavoratore forte ed affidabile, ma si rivela anche molto
flessibile: nato per il duro lavoro della cantieristica pesante, può indossare agevolmente anche la tuta blu e varcare i cancelli dei grandi impianti chimici e siderurgici. È quello che avviene presso la più importante azienda umbra che svolge attività di pulizia, trasporto e smaltimento di scarti industriali: la Iosa Carlo Srl di Terni. La flotta, di cinquanta veicoli di diversa dimensione – dai furgoni ai mezzi d’opera, conta quattro Renault Kerax equipaggiati con allestimenti specifici per le attività aziendali.

“Al termine di una selezione tra diverse marche abbiamo scelto Renault Trucks per la qualità dei suoi modelli e la professionalità della rete di vendita e assistenza”, spiega Diana Iosa, che insieme con altri due fratelli guida l’impresa umbra fondata dal padre Carlo.
La Iosa serve circa quattromila imprese, dagli artigiani alle acciaierie di Terni e Piombino, offrendo loro un’ampia gamma di servizi che si estende dalla pulizia di vasche e decantatori al trasporto dei rifiuti, dalla bonifica ambientale allo smaltimento di scarti pericolosi e non. Il camion è uno strumento indispensabile per tutte queste attività, perché garantisce il trasporto sicuro dei materiali e la disponibilità dei macchinari ovunque siano necessari. Questi differenti aspetti del lavoro del camion sono evidenti nei due acquisti più recenti, entrambi basati su Renault Kerax da 450 CV: un mezzo d’opera con cassone ribaltabile ed una motrice 8×4 con vasca lunga cinque metri e gru retrocabina da 37 tonnellate. Il primo serve per il trasporto di scarti verso le discariche o gli impianti di smaltimento, mentre il secondo opera in prevalenza all’interno degli stabilimenti. “Il primo lavoro che il Renault Kerax con gru deve svolgere è la manutenzione dell’acciaieria di Piombino, di cui la nostra filiale locale ha un appalto quinquennale”, spiega Gemì Iosa. “È un lavoro molto impegnativo, perché deve essere
concluso nelle due o tre settimane in cui l’impianto rimane fermo. In questi casi, lavoriamo sull’intero arco delle 24 ore e, quindi, gli automezzi vengono usati molto intensamente e devono operare con la massima efficacia e affidabilità”.

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