martedì, 27 Febbraio 2024
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SE NON SEI SOCIAL… SEI FUORI!

I nuovi media prendono sempre più piede nella comunicazione delle aziende grandi e piccole, naturalmente con strategie e piani editoriali ben precisi. IVECO è sicuramente tra le più orientate alla comunicazione digitale, con notevoli soddisfazioni.

Nulla è immutabile. Non lo è il tempo, figuriamoci le nostre abitudini, i nostri consumi, i nostri pensieri e le opinioni. Ancor meno immutabile, quindi, è la comunicazione e l’informazione, generalista o di settore che sia. Per sua natura essa deve seguire le mode, i mercati e l’evoluzione degli standard del mondo a cui si rivolge. Non comprendere e non adeguarsi a ciò significa essere anacronistici e fuori dal tempo; significa essere cechi e sordi all’inevitabile mutazione e sviluppo a cui il genere umano è destinato. Darwin insegna.

Certo, può non piacere, ci si può sentire in qualche modo “imposti”, perché c’è sicuramente chi guida il cambiamento, ma tant’è. Detto questo va visto anche l’altro lato della medaglia: le sfide e le opportunità che offrono gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi sono decisamente stimolanti e, per chi mangia pane e comunicazione, una occasione per scatenare la propria creatività.

Screenshot dalla campagna #IVECOWAYAMBASSADOR

Chi per primo sta capendo che il mondo dell’informazione sta cambiando, sono le grandi multinazionali che col digitale stanno cercando di raggiungere il proprio target di riferimento in modo più veloce, anticonformista e dinamico. Farlo con una strategia ben precisa, non improvvisata e lungimirante paga, ma cosa significa avere una strategia di marketing digitale?

Lo abbiamo chiesto a Sara Castaldi, Responsabile Brand Marketing del mercato Italia di IVECO.

Abbiamo detto che il mondo cambia, o meglio evolve. Il nostro settore non è da meno e per trasmettere agli operatori questi cambiamenti c’è solo uno strumento: la comunicazione, nelle sue varie declinazioni. Sei d’accordo Sara?

Il mondo cambia e lo fa velocemente, paradossalmente il periodo Covid ci ha fermato e accelerato allo stesso tempo. È come se fossimo stati messi in stand by per mesi e ci abbiano riattivato ad una velocità diversa. È una sensazione strana che si ha, o che almeno ho io, sia a livello personale che professionale. Sono cresciuta, professionalmente parlando, in un mondo abbastanza frenetico ma negli ultimi anni lo è sempre di più. Tutto è diventato più veloce, il mercato corre in molteplici direzioni tra esigenze sempre più crescenti e risposte sempre più diversificate e customizzate e con esso anche noi dobbiamo correre per stare al passo. Ecco che allora le trazioni dei mezzi diventano tante come diesel-elettrico- gas-idrogeno per rispondere alle tante esigenze di servizio, di ecologia, di tipologia di trasporto, di tipologia di cliente e di abitudini e consuetudini.

Tante le esigenze, tante le risposte tante le direzioni e di conseguenza tanti e vari i modi di comunicare con il cliente e con il mercato.

Oggi il mercato, più che mai si muove per soddisfare le singole priorità dei clienti e queste sono sempre più diverse le une dalle altre. Da sempre IVECO lavora mettendo al centro di tutto il cliente e quando le esigenze aumentano e le priorità si diversificano il nostro compito è dare risposte puntali quindi tante e tutte diverse. Chiaramente dopo averle trovate a livello produttivo dobbiamo anche comunicarle e quindi sì, la comunicazione è lo strumento indispensabile per arrivare al nostro target, come si dice in gergo, e, naturalmente essa ha diverse sfaccettature. Le aveva prima quando non esisteva il digitale, figuriamoci ora!

Quindi anche la comunicazione e l’informazione ovviamente evolvono, per seguire il mercato di riferimento. Quali sono oggi secondo te le principali differenze tra il modo di comunicare di solo 5/6 anni fa e oggi e, soprattutto, quali sono dal to punto di vista gli scenari per il futuro?

Oggi non possiamo più accontentarci a chiederci cosa vuole sapere il cliente, ma dobbiamo anche chiederci dove e come vuole le risposte e adattarci di conseguenza.

Negli anni le generazioni hanno cambiato il modo di accedere alle informazioni sotto ogni punto di vista, mi basta pensare che io facevo le ricerche di scienze sfogliando e leggendo “Esplorando il corpo umano”, prima ancora mia madre aveva enciclopedie, mentre oggi mio figlio cerca su internet. Tre generazioni tre modalità alla ricerca di stesse informazioni. Anche per noi funziona così, clienti di generazioni diverse cercano le stesse informazioni ed è nostro dovere trovare modi diversi per fargliele reperire quindi ecco che usiamo la cara vecchia carta ma anche i social, le interviste scritte e quelle televisive, la radio e le app di musica digitale. In futuro saremmo chiamati a spostarci dove si sposta il mix generazionale con cui abbiamo a che fare. Non possiamo abbandonare la vecchia guardia che vive la tecnologia come un impedimento, né fare il contrario. È questione di trovare il formato giusto per ogni cliente esattamente come ci impegniamo a consegnare il veicolo giusto e la trazione giusta per ogni mission.

Tu sei a capo della comunicazione del mercato Italia di un grande gruppo industriale. Come sta sfruttando IVECO i nuovi media per differenziare il proprio messaggio e raggiungere al cuore i propri potenziali clienti?

Non c’è differenza di messaggio c’è differenza di modalità con cui viene divulgato. Una scheda tecnica resterà sempre una scheda tecnica con dimensioni del mezzo, informazioni sul motore, spiegazione del cambio e via dicendo; ma cambia il modo di presentarla o meglio, non esiste più un solo modo per rappresentarla.

Come detto prima è cambiata la figura del cliente che è meno standardizzato è più diversificato, quindi non c’è un cuore solo ma ce ne sono tanti e, tra l’altro di generazioni diverse, appunto.

È un dato di fatto che il futuro sarà sempre più tecnologico e dovremmo adattarci per poter continuare a comunicare con le nuove generazioni.

I ragazzi di oggi saranno gli imprenditori di domani e dovremmo essere pronti a comunicare con la loro lingua digitale senza mai scordarsi però delle necessità delle generazioni precedenti.

Faccio un esempio molto semplice: io sono di una della generazione “di mezzo” quella che ha vissuto l’era prima di internet e quella dopo e ho la fortuna di poter scegliere se leggere un libro cartaceo o usare un e-book. E non è così scontato avere il lusso di poter scegliere perché ad esempio mio padre non affronterebbe mai un e-book perché non è nelle sue corde mentre mio figlio studia praticamente solo dai libri digitali.

Insomma, tradizione e innovazione, nel mondo della comunicazione e dell’informazione, possono andare d’accordo?

Devono andare d’accordo altrimenti qualcuno resta indietro. Credo che entrambi gli aspetti abbiano lati positivi e negativi come tutto d’altronde. Non mi piace pensare che “vecchio” è buono e “nuovo” è cattivo o viceversa perché non è possibile farlo. Ma non solo in termini comunicativi, sotto tutti i punti di vista.

Per natura non siamo fatti per stare fermi ma per evolverci. C’è una frase che mi piace molto: se non ci piace dove stiamo possiamo spostarci non siamo alberi. Non è una citazione colta perché credo fosse una vignetta di Snoopy ma il concetto è chiaro, bisogna andare avanti, spostarsi, muoversi, cambiare. Altrimenti si rimane fermi al palo e non è possibile interfacciarci col mondo che ci circonda. Si tratta di accettare il cambiamento, non di subirlo ma di governarlo anzi, per restare in tema, si tratta di guidarlo.

Luca Barassi
Luca Barassi
Direttore editoriale e responsabile
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