giovedì, 27 Gennaio 2022

Ducato: Ecocomfort al potere!

Il furgone alto di gamma della Casa torinese dimostra ancora una volta come sia possibile oggi coniugare perfettamente riduzione dei consumi e delle emissioni con una guidabilità assoluta e con una manovrabilità elevata

Più che una prova, quella fatta sul Ducato con motorizzazione Natural Power, gas più benzina, è stata la condivisione di una fase di vita, essendo rimasto a disposizione dei driver della redazione per un lungo periodo di tempo. Il furgone Fiat ha avuto il tempo di entrare nel labirinto del traffico milanese abbastanza a lungo da misurarsi con le sue difficoltà ed uscirne vincitore, e ha in seguito compiuto una lunga diagonale che partiva dalla Brianza e terminava in quel di Cuneo, dove il dialetto piemontese inizia a stemperarsi in quello ligure.

Tra la comodità e il lusso

Non ci si stupisce più di fronte a un mezzo da lavoro in grado di comportarsi come una vettura, quasi come una berlina di medio cabotaggio, in quanto a sensazioni di guida e comfort generale. A ogni generazione, infatti, i costruttori di veicoli commerciali spostano l’asticella un po’ più in alto, e fa piacere constatare che, in questo caso, a sfidare la concorrenza sia proprio Fiat, che con questo Ducato arriva sostanzialmente a guardare negli occhi, e non più dal basso verso l’alto, i top di categoria. Il cambio è perfettamente posizionato e si colloca in una plancia dotata di ogni ben di Dio, compresa una radio moderna e comandata da appositi pulsanti al volante. Il Bluetooth permette di collegare il telefono al vivavoce, e il navigatore è integrato: senza navigatore oggi, diciamolo, lavorare in questo settore è impensabile. E non si tratta di assurde pretese. In più, l’aria condizionata è in grado di tenere belli freschi o belli caldi anche i tre corpulenti passeggeri che i posti anteriori sono in grado di alloggiare comodamente e senza problemi.Sterzo molto morbido, nella nostra personale top five, pressoché totale assenza di vibrazioni, e un gran silenzio come piacevole sottofondo raccontano di un’accurata selezione dei materiali di costruzione, dalle parti meccaniche a quelle che arredano l’interno dell’abitacolo. Persino il proverbiale e da molti ritenuto nauseante odore di macchina nuova è ormai un ricordo.

Più necessario che superfluo

Chi è abituato a guidare grossi furgoni lunghi quattro metri e oltre si è forse abituato, negli anni, a farsi un po’ di colpo d’occhio nei parcheggi: ciò non toglie che basta una giornata un po’ storta, di quelle iniziate col piede sbagliato (in genere il sinistro, quello che sta sulla frizione) per fare la frittata. Poi sono arrivati i sensori di parcheggio, e la situazione è nettamente migliorata, anche se quel bip-bip un po’ urta le orecchie, e in fondo è fastidioso. Il Ducato ha tagliato la testa al toro e si è dotato di telecamera posteriore con schermo ben visibile dal posto guida. Tutta un’altra vita, quasi a prova di giornata lavorativa molto pesante. Certo, se il furgone si parcheggiasse proprio interamente da solo, dandoci il tempo per un caffettino, sarebbe ancora meglio, ma diamo tempo al tempo: ne abbiamo già viste di cose straordinarie, chissà quante ancora sono dietro l’angolo.Dio benedica gli specchietti comandati elettricamente, ovviamente, pallino e tormentone di questa testata ormai da un po’, ma anche quei progettisti che dietro un concept ormai acquisito (la chiave del veicolo) riescono a trovare lo spunto per sbizzarrirsi: la chiave del Ducato, infatti, apre a seconda delle necessità solo le porte, solo il vano di carico, o entrambi. All’inizio siamo rimasti un po’ lì, a fissare la chiave come se ci dovesse rivelare chissà quali segreti oscuri, come scimmie che trovano un cellulare in mezzo alle banane, ma bisogna ammettere che dopo un rapidissimo periodo di apprendimento il trucchetto è comodissimo.Ci sono altri dettagli, in questo Ducato, che fanno letteralmente impazzire per ingegnosità: nei portelloni di carico posteriori, ad esempio, all’interno della carrozzeria sono stati piazzati pulsanti che permettono di spalancare completamente e letteralmente le porte del Ducato, tanto che il muletto ci è potuto entrare con tutte le benne. Dall’abitacolo, uno sportellino permette di dare un’occhiata al carico: un semplice sportellino, eppure quanti sono i produttori che propongono una soluzione di questo tipo?

Unico indizio, il serbatoio vuoto

Tocca parlare ora dell’unica perplessità vera di questo Ducato davvero convincente, si potrebbe quasi dire entusiasmante. La posizione di Toe verso le motorizzazioni e le case sensibili all’impatto ambientale è nota, e questa testata sarà sempre dalla parte di chi nel settore dei trasporti affronta gli investimenti necessari a costruire un futuro più sostenibile. L’impatto della versione Natural Power è quindi in linea con le aspettative, e la presenza di una versione a gas nella gamma Ducato, in una configurazione moderna e convincente, la nobilita senza se e senza ma. Trenta chilogrammi di gas, però, con la nostra guida non eccessiva, hanno fruttato 260 km circa su tragitto urbano e misto, e tra i 300 e i 320 km: un po’ pochi, a nostro avviso. Lo switch tra l’alimentazione a gas e quella a benzina è automatica e indolore, senza l’obbligo da parte del conducente di ricordarsi che deve passare da una all’altra, e questo è fondamentale.

Quando entra in funzione il serbatoio della benzina, avete circa 60 km per trovare un distributore di gas, in caso contrario vi tocca fare un pieno di verde ogni volta, e ogni volta fanno 20 euro. Vista con gli occhi dell’Europa, l’Italia è una terra che ha saputo dare un certo impulso alle alimentazioni alternative – si pensi solo al trasporto urbano dei passeggeri – e il continuo stringersi delle maglie dei regolamenti cittadini nei centri storici ha contribuito a creare il noto effetto “cane che si morde la coda”, nel senso che un fattore fornisce impulso all’altro in un circolo virtuoso. Detto questo, la rete italiana per i rifornimenti di questo tipo è ancora carente, specialmente se si è lontani dalle grandi città, che nello stivale non sono molte. Non è colpa di Fiat, ovviamente, e proprio una recente conferenza organizzata da Fiat con la collaborazione di Eni ha permesso di sbirciare progetti di ampliamento rapidi e promettenti.D’altro canto, un’autonomia di 300 km per un mezzo che è fatto anche per muoversi da una provincia a un’altra, prima nell’extraurbano e poi nell’urbano, sono pochi, e i 60 km aggiuntivi non sono abbastanza.

Piccoli grandi fan

C’è da dire, per riequilibrare il gap, che le soste alle stazioni di rifornimento ci hanno permesso, con una frequenza che è difficile ridurre a pura casualità, di incontrare una serie di altri fortunati possessori, tutti molto soddisfatti dell’acquisto del Natural Power. Chiacchierare con chi su questi veicoli ci lavora sul serio fornisce sempre la possibilità del conforto di un’opinione un po’ più fondata di quella puramente giornalistica.

«La differenza in effetti si sente – ha spiegato uno tra i più ciarlieri – quando si passa dal gas alla benzina, nel senso che nel primo caso sembra di guidare un furgone più agile, dotato di uno spunto migliore, molto agile. Non so bene spiegarmi il perché, ma con il passaggio alla benzina sembra che si perda qualcosa. Per quel che mi riguarda, una delle caratteristiche che ho trovato assolutamente determinanti è la presenza della sesta marcia. Sembra un dettaglio, ma per chi non è abituato a cambiare un mezzo tutti gli anni, e quindi dopo un po’ di tempo si trova alla guida di un veicolo un po’ obsoleto, basta un cambio differente per mettere tutte le proprie convinzioni sullo stile di guida in una prospettiva differente. Ho capito subito che questo Ducato sarebbe stato in grado di dare il meglio di sé sui lunghi tragitti, e guidandolo mi sono reso conto che le prime marce servono proprio solo a muovere il veicolo in partenza, mentre è sufficiente un regime di giri molto basso per sfruttare quelle più alte e aumentare comfort e rendimento».

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