martedì, 28 Giugno 2022
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Autisti: un “gioco al ribasso”

A volte capita di scoprire disposizioni, come quella denunciata nei giorni scorsi in sede di discussione per il rinnovo del contratto di lavoro del trasporto merci, che si conoscono poco ma che finiscono per incidere pesantemente sulle attività economiche di un settore e che rischiano di ripercuotersi anche sull’intero sistema pensionistico.

La scoperta, per nulla gradevole e gradita, riguarda l'applicazione della direttiva 96/71 che consente il distacco dei lavoratori effettuato nel quadro di una prestazione di servizi, in Italia.Un fenomeno che per ora interessa prevalentemente il settore dell’autotrasporto, con aziende interinali estere che offrono alle imprese nazionali l’utilizzo di autisti a condizioni economiche estremamente vantaggiose, ma che potrebbe presto estendersi ad altre realtà. Per esempio un'azienda interinale romena mette a disposizione autisti che vengono remunerati attraverso l’agenzia che li ha assunti e sul compenso riconosciuto vengono applicati i versamenti contributivi previsti in Romania.

Considerata la differenza notevole dei contributi a carico delle imprese (che si ridurrebbero a poche centinaia di euro) le imprese che accettano tale offerta vedono ridursi il costo del lavoro di circa 15mila euro l’anno. E aver scoperto, sempre al tavolo delle trattative, per voce di esponenti del ministero del Lavoro che questa operazione rientrerebbe assolutamente nella liceità e che quindi non si può intervenire, pena procedure comunitarie, è stata una sorpresa ancora più sgradita, oltre che preoccupante, per tutti.

È vero, esistono sempre i controlli. Ma come si possono compiere delle verifiche su imprese interinali e sui loro lavoratori che hanno sede in Romania o altri Paesi?

Le conseguenze sono facilmente intuibili: le imprese di trasporto per poter essere competitive ricorreranno o al lavoro interinale, riducendo i livelli occupazionali in Italia, o sostituiranno i dipendenti con lavoratori autonomi.

Decisamente preoccupante è il disinteresse dimostrato per le possibili conseguenze di una direttiva che l’apertura a nuovi Paesi sta determinando.

Come mai il governo italiano dell’epoca non ha invocato la possibilità di deroghe come invece è stato fatto (e ottenuto) da Germania e Austria? La norma, introdotta per eliminare incertezze e ostacoli alla libera circolazione della prestazione di servizi, sta diventando in realtà una misura distorsiva della concorrenza che non potrà che produrre un effetto devastante.

E prima o poi – il fenomeno è già in atto – tale operazione si estenderà anche ad altri comparti. Se i contributi saranno versati nei Paesi di origine dei lavoratori cosa si potrà determinare nei delicati equilibri del sistema sociale è facilmente intuibile. Anziché tutelare i lavoratori, una norma studiata dagli esperti comunitari finisce per danneggiarli in quanto non solo perderanno il lavoro ma anche il sistema pensionistico finirà con il risentirne.

È urgente dunque che il Governo se ne occupi.

Questo l'appello del presidente di Conftrasporto Paolo Uggè

Da Conftrasporto

Luca Barassi
Luca Barassi
Direttore editoriale e responsabile.
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