domenica, 16 Giugno 2024
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40 anni di ANFIA Aftermarket

ANFIA Aftermarket compie 40 anni e lo fa con un evento durante il quale riunisce gli attori della filiera per riflettere sui cambiamenti che il settore è chiamato ad affrontare

Si è svolto presso l’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino, l’evento celebrativo dei 40 anni della Sezione Aftermarket di ANFIA. Anni durante i quali l’Associazione è cresciuta, arrivando a contare oggi 72 aziende associate, specializzate in tecnologie, professionalità e competitività sui rispettivi mercati di riferimento e che condividono i valori della qualità e sicurezza del prodotto, dell’avanzamento tecnologico e del servizio al consumatore.

La giornata è stata occasione di festeggiare il 40° anniversario ANFIA-Aftermarket, riunendo il Comitato di coordinamento della Sezione con tutti gli attori che hanno fatto la storia dell’aftermarket in Italia. In chiusura, l’intervento dell’alpinista e scrittore Hervé Barmasse ha invitato la platea a riflettere sull’importanza della resilienza.

ANFIA Aftermarket compie 40 anni

“Sono stati 40 anni intensi per il settore IAM, che, grazie alle competenze e alla professionalità della filiera e ad un grande spirito di resilienza, ha saputo superare anche i momenti più critici: dalle campagne incentivi – in particolare quella del 1997-1998, con la rottamazione di oltre 3 milioni di veicoli – alla minaccia, poi non realizzata, di uno spostamento della riparazione verso le reti autorizzate. Oggi stimiamo, a livello di fatturato, una quota di mercato intorno al 70% per il canale IAM, e, di conseguenza, circa il 30% ad appannaggio del canale OES. Infine, in tempi recenti, la sfida del Covid19, con lo shortage di materie prime, componenti e microchip e la relativa gestione degli stock. Nel 2020 il fatturato dell’aftermarket italiano, secondo il barometro aftermarket ANFIA, ha chiuso in flessione del 14%, con un rimbalzo positivo nel 2021 (+22% e +5% rispetto al 2019) e un ulteriore incremento nel 2022 (+8%), aiutato anche dalle dinamiche inflazionistiche. Nel primo semestre 2023 si registra una variazione positiva dell’11%. Sul fronte dell’evoluzione tecnologica, l’E-mobility è ormai il presente e sarà il nostro futuro. Nuovi attori di settori affini al nostro stanno entrando nell’automotive portando con sé il proprio know-how. Come filiera IAM, abbiamo le competenze, le tecnologie, i prodotti e soprattutto le persone per garantirci il nostro futuro. E abbiamo dalla nostra parte il tempo per fare le giuste scelte, ponderate nell’interesse dell’intera filiera e dell’utente finale – automobilista o autista di un mezzo commerciale – affinché possano utilizzare su strada mezzi ben mantenuti, al giusto prezzo, e, soprattutto, sicuri, garantendo per tutti la mobilità attesa e necessaria e non imposta” ha esordito Massimo Pellegrino, Coordinatore di ANFIA-Aftermarket , ad apertura dei lavori.

Massimo Pellegrino, Coordinatore di ANFIA-Aftermarket

Ad intervenire anche Roberto Vavassori, Presidente ANFIA, che ha ricordato i principali dossier europei di interesse della componentistica automotive, aftermarket incluso, dal Data Act, per cui si sta discutendo l’opportunità di una normativa ad hoc per il settore auto, ai temi che riguardano la sostenibilità, con le linee guida sui prodotti rigenerati e sulla logistica sostenibile.

Lo stato dell’arte del settore automotive

A sostegno di esigenze sempre più evolute, sono stati numerosi gli interventi normativi che hanno interessato il settore automotive, come ha evidenziato Paolo Sappino, Direttore della Divisione 3 “Disciplina tecnica dei veicoli” della Direzione Generale per la motorizzazione. Interventi che, in particolare, hanno impattato sulla manutenzione o sulle possibilità di modifica di un veicolo circolante. Si pensi, ad esempio, ad alcuni aspetti del regolamento 2018/858, incentrato sul tema delle omologazioni, che dedica anche particolare attenzione alla fase di manutenzione e riparazione dei veicoli, specificando che i Costruttori devono consentire agli operatori indipendenti un accesso senza restrizioni, standardizzato e non discriminatorio alle informazioni OBD del veicolo, alle attrezzature diagnostiche e altre apparecchiature, agli strumenti e alle informazioni sulla riparazione e la manutenzione. L’autorità di omologazione che ha rilasciato un’omologazione UE deve inoltre adottare le misure necessarie per verificare che il Costruttore rispetti questi obblighi.

Un parco circolante vetusto

Uno dei maggiori problemi italiani, come spesso ripetuto, è l’anzianità del parco circolante. Come ha evidenziato Fabrizio Arena, Partner BIP Consulting–Italy, il ritmo di rinnovo del parco circolante in Italia è in costante rallentamento: l’età media delle vetture in uso è di 12,4 anni, superiore alla media UE (12 anni) e ai principali mercati europei ad eccezione della Spagna (13,5 anni). Se a questo si aggiunge uno stallo nella crescita dei veicoli BEV-PHEV a causa dei prezzi elevati dei veicoli e della mancanza di infrastrutture, il ricambio veicolare è destinato a rallentare ulteriormente.

L’AI applicata all’automotive

Quello che è emerso è che esistono però strumenti come l’intelligenza artificiale nel settore automotive che possono incentivare l’innovazione del settore, come ha spiegato Paolo Guaitani, Partner e Formatore The Vortex: attraverso l’intelligenza virtuale, infatti, è possibile creare contenuti, incrementare la produttività delle persone, analizzare i dati e attrarre nuovi contatti, in definitiva apportando interessanti trasformazioni tutte da sperimentare.

I carburanti alternativi

Da non dimenticare inoltre il grande tema dei carburanti alternativi, ovvero e-fuel e biocombustibili. A spiegarlo Franco Del Manso, Responsabile del Dipartimento Rapporti internazionali, ambientali e tecnici di UNEM, che, partendo dalla stima secondo cui, al 2050, nel mondo circoleranno all’incirca ancora un miliardo di autoveicoli con motore ICE, si è soffermato sulla necessità di rendere il motore ICE a zero emissioni climalteranti attraverso i carbon neutral fuels (biofuels e carburanti sintetici), carburanti liquidi di origine non petrolifera, rinnovabili e sostenibili, prodotti da nuove materie prime (biomassa sostenibile, energia rinnovabile, rifiuti e CO2 riciclata), che emettono soltanto CO2 biogenica o riciclata, non incrementando, quindi, la concentrazione di questo gas nell’atmosfera. La recente apertura europea verso gli e-fuels è positiva e va sviluppata sotto il profilo normativo ponendo sullo stesso piano e-fuels, energia elettrica ed idrogeno, ma resta fondamentale includere nel Regolamento CO2 anche i biofuels in piena coerenza con le posizioni del Governo italiano.

Valeria Di Rosa
Valeria Di Rosa
Coordinatrice editoriale di Trasportare Oggi in Europa. [email protected]
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