Il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti sull’A1 tra Incisa e Chiusi, introdotto come misura sperimentale e destinato a durare almeno sei mesi, sta accendendo uno scontro teso nel settore dell’autotrasporto italiano, con la Federazione Autotrasportatori Italiani (FAI) che minaccia proteste dirompenti e richiama il ministero delle infrastrutture a una riflessione urgente sull’efficacia e le conseguenze della misura.
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I primi effetti
Dopo i primi giorni di disagi, tra un incidente che ha contribuito a un “lunedì nero” postfestività, la situazione sulla direttrice sembra essersi normalizzata. Almeno sul lato traffico. Non sono finite però le polemiche. Ieri FAI ha chiesto lo stop immediato alla sperimentazione, mentre già prima era uscita anche FIAP con un messaggio simile a tutela degli autisti. Tra i temi anche le sanzioni già erogate ai primi autisti. Molto rumore, ma -come riporta il Corriere Fiorentino– a ieri in 90 chilometri solo due camion sono stati sorpresi a violare la norma, segno di una disciplina diffusa tra gli autisti. Tuttavia, questi stessi autisti tramite le associazioni di categoria denunciano ritardi nelle consegne, difficoltà a rispettare i tempi di guida e riposo, e ricadute operative che rischiano di rimettere in discussione la sostenibilità del sistema.
Le ragioni della protesta: costi, concorrenza e sicurezza
Le associazioni di categoria ribadiscono come il peso della sperimentazione ricada esclusivamente sugli operatori dell’autotrasporto, con la minaccia di sanzioni già in fase sperimentale e la pressione crescente a scegliere itinerari alternativi già congestionati, come la E45. Come anticipato, FAI chiede lo stop immediato del provvedimento e la convocazione di un tavolo nazionale di confronto, mentre il rischio di proteste selvagge (blocco stradale, marcia a passo d’uomo) rimane sullo sfondo, pronto a deflagrare se la situazione non evolverà.
Una soluzione temporanea per un problema strutturale
La realtà sottolineata sia dalle associazioni di categoria sia da Confindustria è che il divieto di sorpasso rappresenta una soluzione tampone. La vera risposta sarebbe il completamento della terza corsia, infrastruttura da anni inseguita e ancora lontana dall’essere realizzata soprattutto nel tratto Valdarno-Orte. Nel frattempo, la convivenza nei corridoi strategici della mobilità nazionale resta problematica: uno snodo nevralgico sottoposto a un traffico giornaliero fino a 80 mila veicoli dove ogni provvedimento emergenziale rischia di accendere la miccia di un conflitto sociale e industriale.



