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Confetra, tassa microspedizioni: “Traffici a rischio fuga dall’Italia”

La nuova tassa italiana sulle spedizioni e-commerce internazionali, in vigore dal 1° luglio 2026, potrebbe favorire la delocalizzazione dei traffici verso altri hub europei, riducendo i controlli sulle merci e generando benefici fiscali inferiori alle attese. È l’allarme lanciato da Confetra agli Stati Generali delle Dogane

“Quando si introducono misure unilaterali su fenomeni globali – ha spiegato il Direttore Generale Andrea Cappa – il rischio concreto è quello di spostare i traffici altrove, senza raggiungere gli obiettivi dichiarati”.

Confetra contro la tassa di due euro sulle microspedizioni

La nuova tassa italiana sull’e-commerce internazionale rischia di trasformarsi in un boomerang per la logistica nazionale. È la posizione espressa da Confetra nel corso degli Stati Generali delle Dogane, dove la Confederazione ha evidenziato le possibili conseguenze dell’imposta introdotta dalla Legge di Bilancio e destinata a entrare in vigore dal 1° luglio 2026. Secondo l’associazione, una misura nazionale applicata a un mercato globale potrebbe incentivare gli operatori a spostare le attività di sdoganamento verso altri Paesi europei, con effetti negativi per il sistema logistico italiano.

Al centro delle preoccupazioni c’è la forte integrazione della rete logistica europea. Se i costi operativi in Italia dovessero aumentare, i grandi operatori potrebbero scegliere di concentrare voli cargo e procedure doganali in Paesi come Germania, Belgio o Paesi Bassi, facendo successivamente arrivare le merci in Italia via strada. Un quadro che, secondo Confetra, metterebbe a rischio non solo i volumi di traffico ma anche la competitività degli aeroporti e degli hub logistici nazionali.

“Quando si introducono misure unilaterali su fenomeni globali – ha spiegato il Direttore Generale Andrea Cappa – il rischio concreto è quello di spostare i traffici altrove, senza raggiungere gli obiettivi dichiarati”.

Controlli e sicurezza

Secondo le simulazioni presentate dalla Confederazione, il vantaggio economico derivante dal mantenimento della tassa sarebbe limitato rispetto al rischio di perdere quote di mercato e flussi logistici. “Tra i due scenari ballano appena 32 milioni di euro in cinque mesi. Un vantaggio economico minimo per lo Stato, a fronte del rischio enorme di perdere clienti che non torneranno mai più indietro. Inoltre, poiché la tassa italiana non scadrà a novembre ma si sommerà alle tariffe europee, il danno economico per le casse dello Stato peggiorerà negli anni a venire”.

Confetra richiama inoltre l’attenzione sugli aspetti legati alla sicurezza e ai controlli. “Se le merci destinate all’Italia atterrano e vengono sdoganate in altri Paesi europei per evitare la tassa italiana, il nostro Paese perde il potere di controllarle fisicamente. Si riduce la possibilità di monitorare efficacemente i flussi in ingresso, con gravi impatti su sicurezza e tutela del mercato interno. Per questo chiediamo un passo indietro e un approccio coordinato. Senza un’armonizzazione a livello UE, ogni tassa nazionale si trasforma solo in un regalo competitivo ai nostri vicini europei”, ha concluso Cappa.

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