Un contributo di due euro sui piccoli pacchi. Con la nuova Legge di Bilancio il governo Meloni tassa le spedizioni in arrivo da Paesi non appartenenti all’Unione Europea
L’imposta sarà applicata ai pacchi con valore pari o inferiore a 150 euro e sarà riscossa dagli Uffici delle dogane all’atto dell’importazione definitiva delle merci. La misura sarà applicata a partire dal 15 marzo 2026.
Un contributo di due euro sui piccoli pacchi
La nuova tassa promossa dal governo di Giorgia Meloni ha un nuovo codice, il 159, da utilizzare per la liquidazione del contributo in dichiarazione doganale (H1). Lo ha stabilito Palazzo Chigi con la nuova Legge di Bilancio entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Non un dazio – che è esclusivamente di competenza dell’Unione Europea – ma un «contributo», come si legge in una nota diffusa, pari a due euro per le spese amministrative doganali a carico delle spedizioni in arrivo da Paesi non appartenenti all’UE, dal valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il tributo è riscosso dall’Agenzia delle dogane e monopoli all’atto dell’importazione definitiva delle merci che arriveranno su suolo italiano. Si precisa che il contributo è dovuto a prescindere dal tracciato dati utilizzato all’atto dello sdoganamento (H1 e/o H7).
La soglia, 150 euro, è anche la stessa che, nel diritto doganale europeo, separa le spedizioni soggette a dichiarazione completa (e obbligatoria, ndr) da quelle che possono accedere a procedure semplificate.
A chi si rivolge
Il contributo di due euro si applica a spedizioni destinate a consumatori finali, a
spedizioni destinate ad operatori commerciali e a spedizioni inviate da un privato a un altro privato anche se contenenti merci prive di carattere commerciale.
Non sono tassabili invece merci e beni «a seguito passeggero» immesse in libera pratica su dichiarazione verbale, in quanto non rientranti nella definizione di spedizione. Con la circolare 1/D/2026 del 7 gennaio 2026 l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, rettificando le proprie indicazioni contenute nella circolare 37/D/2025, introduce un periodo transitorio, fino al 28 febbraio 2026, facendo slittare il pagamento del contributo relativo ai primi due mesi dell’anno al 15 marzo 2026.
Le controversie
Se da una parte la normativa si presenta come uno strumento per contrastare il fenomeno del fast fashion a discapito del Made in Italy – impossibile non citare le grandi industrie e giganti dell’e-commerce Shein e Temu -, dall’altra ci sarà un utente che dovrà pagare due euro sulle spedizioni provenienti da Paesi extra-UE, come la Cina, per dirne una a caso.
Se in origine l’intento del governo era quello di arrestare il fenomeno citato poc’anzi, rafforzare le attività di controllo e promuovere la tracciabilità dei pacchi, ora a pagarne le conseguenze potrebbero essere gli italiani. Le piattaforme avrebbero a loro disposizione diverse soluzioni per raggirare il contributo, come aumentare i prezzi delle merci, sostenere solo parzialmente il costo aggiuntivo o attribuire la tassa ai costi di spedizione del consumatore. Il tutto a discapito dei cittadini.
Sul tavolo anche il futuro della logistica. Poiché il mercato europeo garantisce la libera circolazione delle merci, una volta passato il controllo alla dogana di un Paese UE, il prodotto non subisce ulteriori processi di verifica e può muoversi liberamente in tutto il territorio dell’Unione Europea. Questo porterebbe le grandi industrie a riorganizzarsi, preferendo l’ingresso in Italia tramite scorciatoie e a spostare i loro hub doganali in Stati (Ue) che non prevedono tasse di importazione, causando gravi perdite di profitto che toccherebbero aeroporti e centri logistici nazionali.



