lunedì, 17 Gennaio 2022

Porti italiani interrati:necessario Piano speciale

Allo stato attuale nessun porto italiano sta muovendo un grammo di fango, sabbia o quant’altro dai suoi fondali. Qualsiasi possibilità della portualità nazionale di giocare un ruolo crescente sulle rotte dei traffici internazionali è quindi a tutti gli effetti congelata. La denuncia è scaturita dai lavori del seminario organizzato da Assoporti a Roma, nell’ambito dei Maritime Days dell’Unione europea. In Italia, nonostante il cosiddetto decreto Prestigiacomo (in attuazione della Finanziaria 2006) abbia impresso una svolta alla normativa in materia, dragare i porti rappresenta ancora un rischio, con pesanti riflessi giudiziari, per qualsiasi Autorità portuale che se ne voglia fare carico. Secondo un calcolo di Assoporti allo stato attuale per garantire funzionalità ai porti, sarebbero da muovere dai fondali dei principali porti circa 50 milioni di metri cubi. Ma, mentre in un porto come Amburgo viene autorizzata ogni anno la rimozione di oltre 8 milioni di fanghi e sabbie dai fondali portuali, in Italia l’equiparazione automatica del materiale di dragaggio al rifiuto, continua a generare ostacoli insormontabili. Alcuni esempi: A La Spezia ci sono voluti dieci anni e il blocco dei progetti di ampliamento del porto per sperare, proprio in questi giorni, nello spostamento dei fanghi dal Golfo spezzino a Piombino. E in questi anni l’Autorità portuale di La Spezia è arrivata a pagare alla Germania più di 120 euro per metro cubo di materiale rimosso dai fondali, quando il costo medio di un dragaggio in nord Europa è pari a 4 euro a metro cubo. Il presidente di Assoporti ha quindi chiesto l’immediato varo di un piano strategico dei dragaggi che doti i porti delle risorse necessarie e di un quadro definitivo di norme chiare circa la catalogazione e le forme di smistamento dei materiali dragati.

Da Assoporti

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