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La Logistica di una Guerra in corso

Sono trascorsi 1461 giorni da quando la Russia ha attaccato e invaso l’Ucraina il 24 febbraio del 2022. La guerra, oggi in corso da quattro anni, ha causato perdite e migliaia di vittime, ma ha anche cambiato profondamente il tessuto economico di ogni Paese – e in parte quello geopolitico – costringendo l’Europa a ridefinire le regole e i rapporti commerciali su più fronti, dall’energia ai trasporti.

1461 giorni dopo

L’idea che un conflitto armato si combatta solo in trincea è del tutto fuorviante e sminuisce la logica che si cela dietro una guerra. Un’offensiva militare non grava solo sul territorio occupato, ma produce effetti collaterali che si ripercuotono in tutti i settori di una società. La trasformazione è lenta, ma incisiva e l’aggressione russa sull’alleata Ucraina ha dimostrato che l’Italia è fortemente soggetta a Paesi terzi, come testimonia l’affannata ricerca di fonti alternative per il gas e la nuova mappatura dei trasporti per evitare confini nemici.

Subito dopo la Pandemia da Covid-19 l’Italia ha dovuto affrontare un cambio di rotta a causa del conflitto bellico tra la Russia di Putin e l’Ucraina di Zelensky. «Il conflitto ha generato un forte choc sui costi energetici e sull’organizzazione dei traffici internazionali, con aumenti significativi del prezzo del carburante e una maggiore instabilità delle rotte commerciali – ha dichiarato il Segretario Generale FIAP, Alessandro Peron -. A ciò si sono aggiunte difficoltà di pianificazione dovute alla volatilità dei mercati e una crescente pressione finanziaria sulle imprese, chiamate a garantire continuità alle filiere produttive in un contesto di grande incertezza. Nonostante questo, il settore del trasporto e della logistica ha dimostrato capacità di adattamento e resilienza, mantenendo operativo il sistema economico».

Il cambiamento forzato dell’intero comparto ha però messo in luce debolezze che già persistevano: «La crisi ha soprattutto evidenziato fragilità strutturali già presenti: infrastrutture non sempre adeguate, frammentazione del comparto e necessità di una maggiore integrazione tra politiche industriali e logistica – continua il Segretario Peron -. Allo stesso tempo, ha confermato il ruolo strategico dell’Italia come piattaforma logistica nel Mediterraneo. Il Governo è intervenuto con misure emergenziali utili a contenere l’impatto immediato dei costi, ma oggi è necessario un approccio più strutturale, capace di rafforzare competitività, investimenti e visione di lungo periodo per il trasporto merci».

Un nuovo scenario per l’Italia

«Il 24 febbraio 2022 è un punto di non ritorno per la logistica e la supply chain, una tessera del domino che sì è mossa e ha fatto venire meno le certezze di stabilità geopolitica, che garantiva la serenità del sistema industriale Europeospiega Alexandre Galiotto, Managing Director della Galiotto Consulting-. Il nuovo scenario, ha costretto le aziende ad uno sforzo immediato ed oneroso, per garantire la continuità delle filiere produttive. Superato il primo periodo, vi sono aziende che hanno colto da queste minacce nuove opportunità, attraverso un radicale cambio di visione della logistica, da commodity a strategia industriale con investimenti a medio-lungo termine, con ricadute positive e una migliorata competitività nei confronti dei competitor internazionali».

La guerra ha costretto a ripensare le tradizionali rotte di import-export, oltre che l’intero modello logistico già messo a dura prova dalla Pandemia da Covid-19. Ora però il Mediterraneo gioca un ruolo fondamentale che può rivalutare la posizione dell’Italia, oltre che dell’Europa intera.

«Il mutato scenario geopolitico, ripone il Mediterraneo e la sua dimensione marittima, al centro delle strategie delle potenze mondiali. L’Italia, si trova al centro, in quanto penisola è de facto l’infrastruttura logistica per definizione, l’integratore del sistema logistico Europeo, ha quindi davanti una chance che ha pochi precedenti nella storia – aggiunge Alexandre Galiotto -. Per vincere queste sfide, sarà determinante il dialogo tra pubblico e privato, per massimizzare e spingere gli investimenti; ciò significa mettere in agenda una profonda revisione del sistema logistico del nostro Paese, come già sta facendo la Cina. Per cogliere questa occasione storica – conclude – è necessario connettere con lo stesso linguaggio tecnologico gli assets strategici: interporti, porti, autostrade, aeroporti e ferrovie; creando nuove infrastrutture fisiche e logiche, ma anche una profonda revisione delle governance per rendere il sistema tutto più intelligente, più reattivo e sostenibile economicamente».