venerdì, 21 Giugno 2024
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Camion e ciclisti. Una convivenza possibile?

Claudio Fraconti, titolare dell’azienda di trasporti Trial Srl di Milano nonché Presidente di Green Planet Logistic, è intervenuto sul recente ennesimo incidente mortale a scapito di un ciclista nell’area milanese.

Ancora una volta dopo una serie sfortunata di incidenti che vedono coinvolti anche i camion, si torna a colpevolizzare la nostra Categoria, quella stessa Categoria che solo due anni fa era invece indicata come quella degli “Eroi” che sfidando la peggiore pandemia degli ultimi decenni, continuavano a lavorare con i loro mezzi pesanti per assicurare i rifornimenti, di cibo, medicinali, ossigeno in bombole e quant’altro fosse necessario a tutti i cittadini, in ogni comune italiano, fosse anche il più sperduto.

Prima di entrare però nel merito del provvedimento emesso dal Comune di Milano, comune dove sono nato nel 1955, che amo moltissimo e dove mio Padre, poi io e i miei fratelli e ora i miei figli giornalmente operiamo con la nostra azienda di trasporti, vorrei analizzare tecnicamente le cause di quella che sembra una nuova epidemia di incidenti, anche se le statistiche riguardanti i mezzi pesanti in genere non registrano assolutamente nessun incremento percentuale.

Milano sta vivendo da almeno 20 anni una radicale trasformazione edilizia, su vaste aree come la vecchia Fiera Campionaria l’ex Verziere e Porta Garibaldi sono sorti altissimi grattacieli che hanno superato di gran lunga l’altezza della Madonnina, un tempo limite considerato sacro ed invalicabile, l’ultima linea della Metropolitana poi, la Linea 4, è una delle opere di questa categoria veramente strategica, perché andrà a collegare l’Aeroporto Forlanini con tutto il resto della città, attraversandola tutta fino ai quartieri ad Ovest di Milano. I lavori in corso poi presso il Policlinico a Porta Romana, e per la costruzione degli alloggi per le prossime Olimpiadi invernali del 2026 a Santa Giulia, completano un quadro di cantieristica come non si era mai visto, senza considerare la quantità di condomini interessati dalle ristrutturazioni relative all’efficientamento energetico, solo questo volume basterebbe per far capire a certi manifestanti, il perchè i camion possono entrare solo di giorno a Milano, così come in tutte le città, in quanto i cantieri di notte sono necessariamente chiusi, per evitare agli abitanti il rumore dovuto alle varie opere e movimentazioni necessarie.

Parallelamente prima dell’avvento della pandemia è scoppiata la corsa alla così detta “mobilità dolce” con una serie di incentivi all’acquisto prima di monopattini elettrici e successivamente di biciclette, alcune della quali poco hanno a che fare con il velocipede, in quanto gli utilizzatori i pedali non li usano proprio, come è facile vedere in diverse situazioni sotto agli occhi di tutti.

L’inatteso proliferare di questi mezzi, ha posto in evidenza tutta la criticità della coesistenza tra i pedoni e questi mezzi sui marciapiedi, e quindi l’esigenza di regolamentare ancora una volta dopo alcuni tragici eventi, la velocità di questi mezzi, la loro riconoscibilità nelle ore notturne, i dispositivi di protezione e le eventuali limitazioni, come per esempio viaggiare in due, condurre il velocipede sentendo la musica nelle cuffie, piuttosto che parlando al telefonino.

Come se non bastasse la pandemia ha avuto un effetto moltiplicatore sulle vendite On-line, mettendo alla luce tutta la contraddizione fra questo tipo di attività, sicuramente alimentata non solo da chi usa “mezzi pubblici”, e le iniziative che questo Comune stava portando avanti non senza difficoltà, per introdurre sempre più aree pedonali ed a basso impatto ambientale, rendendo sempre più insufficienti le zone di carico/scarico per le migliaia di furgoni che ogni giorno entrano in città, per le consegne ai negozi, ai privati, per le manutenzioni, per i traslochi.

Allo stesso modo è balzata all’evidenza l’inadeguatezza delle infrastrutture, in particolare quelle relative ad alcune piste ciclabili improvvisate durante la pandemia, posizionate dove prima c’erano i parcheggi delle auto, vedasi V.le Monza e Corso Buenos Aires, dove se prima lo scarico era di regola in doppia fila, ora avviene scavalcando i cordoli in cemento e andando ad impegnare la pista ciclabile stessa, oltre alla pericolosità di certe situazioni semaforiche, che consentono la partenza simultanea dei veicoli a motore e delle biciclette provenienti appunto dalle piste a loro riservate.

Questa in particolare è la classica situazione di pericolo, dove il furgone o peggio il camion che gira a destra, inevitabilmente non può vedere chi sopraggiunge, ma la collisione è evitabile solo con il buonsenso di chi, come previsto tra l’altro dal CdS trovandosi con una bicicletta deve attraversare a piedi sulle strisce pedonali per essere in regola. E non mi si venga a dire come purtroppo sentito da un dirigente dello stesso Comune, che per disallineare due semafori ci vuole una modifica del Codice della Strada!

Burocrazia contro buon senso e tutela delle vite umane!

Credo fosse il 2018, quando l’allora Assessore ai trasporti del Comune di Milano convocò le Associazioni di categoria, per una lodevole iniziativa così esordendo: Ci siamo accorti che abbiamo dato molta importanza in questi anni alla mobilità delle persone (in effetti nulla si può dire sul trasporto pubblico Milanese se rapportato ad altre realtà Italiane), ma abbiamo trascurato quella delle merci e per questo chiediamo la vostra collaborazione per presentare progetti e soluzioni sul tema.

La soluzione per gli addetti ai lavori era chiara da anni, bisognava creare piattaforme di prossimità intorno alla Città Metropolitana e concentrare i flussi di merci ottimizzandoli concordando gli orari di consegna con i Commercianti e le altre attività economiche, ma poi non è stato possibile continuare con questi tavoli per le note vicende sanitarie, ma i problemi sono rimasti sul tavolo ed ora assumono toni sempre più gravi.

Ma per tornare al tema che ci interessa siamo ora di fronte a una data, il 1^ di Ottobre 2023, dove l’accesso al territorio Milanese (e ancora una volta nessun coordinamento con la Città Metropolitana) sarebbe interdetto ai veicoli senza particolari sistemi di rilevamento dei pedoni e ciclisti, sistemi non meglio identificati ma rispondenti a normative “anche europee”, ma sarà sufficiente dimostrare di averlo ordinato, per entrare lo stesso senza problemi fino a tutto il 2024!

Saranno invece obbligatori gli adesivi indicanti gli angoli cechi, peccato che in circolazione ci sono in lingua francese (Paese sempre all’avanguardia in tema di trasporti, recentissima è l’introduzione del divieto ai monopattini a noleggio nella città di Parigi), ma siamo sicuri che se anche fossero scritti in italiano la maggioranza dei ciclisti è informata sul significato e di conseguenza su quale è il comportamento da adottare quando si arriva alla distanza necessaria per leggerli?

Ma non si poteva insieme agli incentivi per l’acquisto dei velocipedi, spendere anche qualche Euro per l’istruzione e l’educazione stradale almeno nelle scuole pubbliche? Anche qui ci voleva una modifica al Codice della Strada?

Probabilmente al di la delle considerazioni di cui sopra, nessuno si è posto il problema delle centinaia di mezzi che tutti i giorni arrivano nella nostra Metropoli da tutte le parti di Italia o Europa, dove tra l’altro l’installazione di alcuni dispositivi di base è già prevista sui veicoli di nuova costruzione dal 2024, e nessuno in particolare le Associazioni di categoria (in realtà alcune hanno più volte chiesto un incontro) ha la sensibilità e forse il coraggio di evidenziare che non possiamo ribaltare il problema solo sui nostri autisti,( e qui mi rivolgo anche ai Sindacati dei lavoratori perché prendano coscienza del problema) riempiendogli la cabina di altri congegni sonori e di altre telecamere, come addirittura propone qualche maturo esponente di una importante Associazione di Trasportatori, senza che vi sia una adeguata analisi del problema in tutte le sue criticità, che sono molte e che abbiamo solo in parte cercato di approfondire.

Claudio Fraconti

Luca Barassi
Luca Barassi
Direttore editoriale e responsabile
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