HomeAssociazioniL'appello di ANFIA: Insieme per una traiettoria di decarbonizzazione

L’appello di ANFIA: Insieme per una traiettoria di decarbonizzazione

Lettera aperta di ANFIA alle istituzioni europee e italiane. La firma è del Presidente Roberto Vavassori

A dicembre la Commissione Europea dovrebbe pubblicare un pacchetto di misure sul settore automotive, tra cui la revisione del Regolamento sui target CO2 di auto e veicoli commerciali leggeri e la nuova normativa sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali.

Lettera aperta di ANFIA alle istituzioni europee e italiane

ANFIA prosegue nella sensibilizzazione dei rappresentanti nazionali ed europei sulla necessità di adottare misure pragmatiche che ridisegnino la transizione in ottica di neutralità tecnologica e prevedano interventi a sostegno della competitività dell’industria automotive europea e italiana. Qui di seguito, il testo integrale.

Nell’ambito della lotta al cambiamento climatico globale, la nostra industria sostiene
fortemente la necessità di ridurre le emissioni dei trasporti su strada. Tutti i settori devono
fare la loro parte e la filiera automotive si è data l’obiettivo della neutralità carbonica
dei processi di produzione europei di veicoli e componenti al 2040, con dieci anni di
anticipo sulle richieste UE.

L’attuale regolamento europeo ha stabilito che la politica più opportuna per
decarbonizzare la mobilità fosse quella di indirizzare l’industria verso una transizione a
tappe forzate con l’obiettivo finale di vendere al 2035 solo veicoli elettrici o ad idrogeno
a celle a combustibile. L’impatto che questa scelta politica sta generando sull’industria è chiaro con pochi numeri: a fronte degli oltre 250 miliardi di euro investiti dalle imprese europee nell’elettrificazione, i posti di lavoro persi nel settore automotive in Europa nel 2024 sono più di 100mila (stime CLEPA) e altri 400mila sono a forte rischio da qui al 2028.

La diagnosi dello stato di salute del nostro settore a livello europeo è stata formulata
ormai oltre un anno fa attraverso il Rapporto Draghi, che indica anche i rimedi e le cure
necessarie. Da allora, nulla è stato fatto e quindi riteniamo necessario ribadire qui cosa
serve con urgenza per mantenere vitale la nostra filiera, che in Europa conta 13 milioni di
lavoratori e investe ogni anno oltre 84 miliardi di euro in R&S, rappresentando oltre l’8%
del PIL e circa 400 miliardi di euro di entrate fiscali.

Non è più tempo di riflettere. E’ il momento di fare ciò che realmente serve per andare
verso una mobilità sostenibile, non solo a livello ambientale, ma anche economico e
sociale, evitando la deindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa.
>In Europa – Nell’imminenza di importanti decisioni europee, chiediamo con forza che la
transizione verso la mobilità europea decarbonizzata avvenga con intelligenza e ambizione
concrete e fattibili, utilizzando tutte le leve tecnologiche utili a raggiungere l’obiettivo, e che sia in linea con le richieste dei cittadini, che anche in questo processo devono restare sovrani nelle loro scelte di mercato e non sudditi di norme non condivise.

E’ fondamentale prescrivere i carburanti di origine non fossile e rinnovabili quali strumenti
efficaci di transizione e decarbonizzazione, proibiti invece dalla legislazione vigente. E’ inoltre, necessario valorizzare il ruolo dei veicoli ibridi ricaricabili, siano essi plug-in o
dotati di range extender, che l’attuale legislazione invece penalizza. Crediamo necessario
vengano adottate misure concrete per la revisione dei target di CO2, anzitutto per il
triennio 2025-2027, definendo obiettivi realistici e separati per i veicoli commerciali
leggeri, oggi irragionevolmente assimilati alle autovetture.

Occorre poi rivedere gli attuali obiettivi di emissione imposti per il 2030 che appaiono già oggi irrealistici, ipotizzando un loro innalzamento a 75-80 g/km di CO2. Per il 2035 occorre stabilire da subito una una flessibilità necessaria che preveda un’estensione fino a 5 anni del tempo per adeguarsi ai target e una quota fino al 25% di veicoli non BEV, monitorando ogni biennio a partire dal 2026 i progressi sul campo.

E’ poi necessario anticipare al primo semestre 2026 la revisione delle regole per i veicoli commerciali pesanti e per i rimorchi, che sono la spina dorsale della logistica di ogni Paese.
>Di fronte a uno scenario internazionale che vede l’incremento di tensioni commerciali e
misure protezionistiche dei due giganti USA e Cina, è fondamentale e urgente introdurre
azioni di tutela concreta del ‘Made in Europe’, adottando un livello di contenuto minimo
locale per i veicoli e i loro componenti.

Se queste sono le modifiche urgenti e necessarie da apportare alle regole attuali, è di
tutta evidenza che decarbonizzare la mobilità europea si può e si deve fare senza
attendere il 2035 ma iniziando da oggi. L’attuale parco circolante europeo comprende 250
milioni di veicoli con un’età media di circa 12 anni e con valori di emissioni che possono
essere largamente ridotti. Chiediamo quindi alla Commissione il coraggio di presentare un
piano decennale di accelerazione del ricambio del parco veicoli europeo con un sistema
omogeneo tra i vari Stati membri e che sia premiante per i nuovi veicoli basandosi sulla
bassa o nulla emissione di CO2 e sul contenuto di manodopera e componentistica locale.

In Italia, la filiera produttiva automotive vale quasi il 6% del PIL e impiega oltre 270.000
addetti, numeri che salgono rispettivamente al 19,5% e a oltre 1 milione se includiamo
anche i servizi connessi. Per salvaguardare questa fetta importante della nostra economia,
occorre rilanciare produzione e mercato, ma anche tenere alta e rilanciare la competitività delle imprese.

A questo proposito, desidero far riflettere le istituzioni sulla scelta, che ci vede contrari, di introdurre nel nostro calendario un giorno festivo in più (il 4 ottobre), che contraddice l’impegno quotidiano delle nostre imprese a migliorare la competitività in ogni ambito. Nell’attuale contesto la manifattura italiana non merita un costo aggiuntivo di 4 miliardi di euro l’anno. Chiediamo quindi, con forza e rispetto, al nostro Parlamento di rivedere questa decisione. Ne va della nostra credibilità, nel duro confronto quotidiano con i nostri concorrenti europei e asiatici che lavorano molti più giorni di noi.

ANFIA ha condiviso da tempo con il Governo proposte concrete di intervento per sostenere
offerta e domanda, ma dopo un anno dalla concertazione al Tavolo Automotive, ancora
non sono state approvate. Questi tempi lunghi danneggiano le nostre imprese che devono
muoversi alla stessa velocità dei concorrenti a livello internazionale.

I volumi produttivi di autoveicoli nel nostro Paese, calati del 30% nel 2024 e di un altro
15% quest’anno, sono ai minimi storici, poco sopra le 450mila unità. Siamo confidenti che
dall’attuale deserto si possano risollevare a partire dal 2026 e seguiamo con estrema
attenzione e supporto il Piano Italia del Gruppo Stellantis, fondamentale per la filiera
automotive italiana.

Discuteremo di questi e altri argomenti durante la nostra Assemblea Pubblica in
programma a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica, mercoledì 10 dicembre alle 14.00“.