Le elezioni Midterm USA 2026 cambiano gli equilibri politici e le prospettive del commercio internazionale. I Democratici ottengono la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, aprendo una nuova fase politica per Donald Trump
Secondo l’analisi di Coface, il risultato potrebbe frenare l’agenda interna della Casa Bianca senza limitarne in misura equivalente i margini di intervento sul commercio internazionale e sulla politica estera. Dazi, rapporti con Cina e Unione europea e debito pubblico tra i principali fattori di rischio per le imprese.
Le elezioni Midterm USA 2026 cambiano gli equilibri politici e le prospettive del commercio internazionale
Le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 ridisegnano gli equilibri politici negli Stati Uniti. I Democratici hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato, modificando i rapporti di forza a Washington e rendendo più difficile per il presidente Donald Trump portare avanti nuove riforme nella seconda parte del mandato.
Il risultato apre una fase di possibile confronto istituzionale tra Casa Bianca e Congresso, con ripercussioni anche sulle prospettive economiche e commerciali internazionali. È quanto emerge dall’analisi di Coface, gruppo specializzato nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale. Tra i dati economici riportati figurano una crescita prevista dell’economia statunitense del 2,1% nel 2026, destinata a rallentare all’1,9% nel 2027, e un’indagine commerciale statunitense che coinvolge 16 partner internazionali.
La maggioranza democratica in entrambe le assemblee non significa tuttavia un controllo completo dell’attività legislativa: il presidente conserva il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso, che può essere superato soltanto con una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere. Tra i possibili punti di scontro figura anche la gestione del debito federale.
Il tetto del debito statunitense è stato innalzato a 41.100 miliardi di dollari nel luglio 2025 e, secondo le valutazioni riportate da Coface, potrebbe essere nuovamente raggiunto nel 2027, rendendo necessario un altro intervento legislativo. Un eventuale stallo prolungato potrebbe aumentare il rischio di un default tecnico, con ripercussioni sui mercati finanziari e sul costo del credito per famiglie e imprese. L’analisi segnala inoltre rendimenti dei Treasury decennali prossimi al 5%.
Dalla Cina all’Europa
Sul fronte internazionale, il cambio di maggioranza al Congresso non comporterebbe necessariamente una riduzione dei margini di azione della Casa Bianca. Donald Trump manterrebbe infatti ampi poteri in materia di politica commerciale ed estera, con particolare riferimento all’utilizzo dei dazi. Un elemento da monitorare è l’indagine avviata ai sensi della Sezione 301 della normativa commerciale statunitense, che coinvolge 16 importanti partner commerciali accusati di eccesso di capacità produttiva nel settore manifatturiero.
Tra i Paesi e le aree interessate figurano Cina, Unione europea, Giappone, India, Messico, Corea del Sud e Taiwan. Restano da definire la portata dell’indagine e gli eventuali prodotti coinvolti da nuove misure. Attenzione anche ai rapporti tra Washington e Pechino: la tregua commerciale concordata nell’ottobre 2025 è prevista in scadenza il 10 gennaio 2027.
Con l’Unione europea rimangono aperti diversi fronti di tensione, dalla guerra in Ucraina ai servizi digitali, fino alla questione della Groenlandia. Tra i possibili motivi di ulteriore attrito figura anche la minaccia di una nuova indagine commerciale statunitense in risposta alla multa da 890 milioni di euro inflitta dall’UE a Google.
«Il risultato delle elezioni di metà mandato potrebbe produrre un paradosso: limitare la capacità di Donald Trump di agire sul fronte interno, senza ridurne nella stessa misura il margine di intervento a livello internazionale. Il rischio, quindi, non è tanto quello di una presidenza paralizzata, quanto di un presidente che concentri la propria azione negli ambiti in cui il Congresso ha minore influenza, in particolare la politica commerciale ed estera», osserva Marcos Carias, economista Coface per il Nord America.



