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Stati Generali della Green Economy 2026 a Ecomondo: le otto sfide della transizione ecologica

A Ecomondo 2026 gli Stati Generali della Green Economy, l’appuntamento annuale dedicato alle prospettive della transizione ecologica e allo sviluppo di un’economia decarbonizzata, circolare e sostenibile. La manifestazione, giunta alla sua quindicesima edizione, si svolgerà il 3 e 4 novembre alla Fiera di Rimini

Promossi dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, gli Stati Generali si concentreranno quest’anno sui fattori internazionali che stanno accelerando la transizione ecologica, nonostante un contesto geopolitico caratterizzato da conflitti, instabilità economica e incertezze sulle politiche ambientali.

“In un contesto geopolitico critico per le guerre in corso, per le crescenti difficoltà economiche, per le politiche regressive e negazioniste – afferma Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – sono molto alti e diffusi i rischi di essere trascinati da visioni ristrette, dando risposte illusorie che non risolvono i problemi e non colgono così le priorità effettive, le opportunità e le spinte positive”.

Gli Stati Generali della Green Economy prenderanno il via domani, 3 novembre, e proseguiranno fino al 4 novembre.

A Ecomondo 2026 gli Stati Generali della Green Economy

La mattina del 3 novembre sarà presentata la Relazione sullo stato della green economy 2026, che analizzerà le principali tendenze internazionali e lo stato di avanzamento della transizione in Italia.

La Relazione individua otto fattori internazionali che, pur in uno scenario geopolitico complesso, rappresentano altrettante spinte verso un’economia più sostenibile.

1. La crescente consapevolezza della crisi climatica. L’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi sta aumentando l’attenzione dell’opinione pubblica e la richiesta di interventi più efficaci. Secondo i dati citati dalla Fondazione, le elevate temperature dell’ultima estate hanno causato circa 50mila decessi in Europa, di cui 8.700 in Italia.

2. L’insicurezza degli approvvigionamenti energetici. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas rende la decarbonizzazione una necessità anche economica. Nel 2026 la bolletta europea del gas potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro, contro i circa 40 miliardi del 2019.

3. Le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Tra il 2009 e il 2024 le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono aumentate di cinque volte. L’economia circolare diventa quindi strategica per ridurre la dipendenza dalle risorse naturali e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

4. La rapida crescita delle energie rinnovabili. Tra il 2015 e il 2025 la produzione mondiale di elettricità da fonti rinnovabili è più che raddoppiata, con una quota passata dal 23,5% al 34,1% del totale. Una crescita che contribuisce alla decarbonizzazione e può favorire la riduzione dei costi energetici.

5. La diffusione mondiale della mobilità elettrica. Nel 2025 le immatricolazioni globali di auto elettriche, BEV e PHEV, hanno raggiunto 21,2 milioni di unità, superando il 25% delle nuove registrazioni, contro il 5% del 2020. Secondo la Fondazione, l’elettrificazione potrebbe rappresentare anche un’opportunità di rilancio per l’industria automobilistica europea, se sostenuta da politiche industriali efficaci.

6. Gli impatti economici della crisi del capitale naturale. La perdita di biodiversità e il deterioramento degli ecosistemi rappresentano rischi crescenti per l’economia, rendendo sempre più urgente la tutela e la rigenerazione delle risorse naturali.

7. Le potenzialità dell’intelligenza artificiale. L’AI trova applicazione nei veicoli elettrici, nelle reti energetiche intelligenti, nella produzione distribuita di energia rinnovabile e nella gestione circolare dei processi produttivi. Restano tuttavia da affrontare le criticità legate alla concentrazione tecnologica e all’impatto ambientale dei data center.

8. La consapevolezza del rischio di un “cigno verde”. Gli effetti economici del cambiamento climatico, dalla perdita di produttività ai danni alle infrastrutture, fino alle pressioni sull’inflazione e sui conti pubblici, stanno aumentando l’attenzione di imprese e investitori. Allo stesso tempo, questi rischi possono diventare una spinta verso nuovi investimenti e opportunità di crescita sostenibile.

Ecomondo 2026, un confronto sul futuro della green economy

Gli Stati Generali della Green Economy offriranno quindi un’occasione di confronto sulle sfide ambientali e industriali che attendono l’Italia e l’Europa.

Al centro del dibattito, la necessità di trasformare la transizione ecologica in un’opportunità di sviluppo economico, innovazione e competitività, valorizzando il contributo delle nuove tecnologie, dell’economia circolare e della decarbonizzazione.

Guarda il programma degli Stati Generali della Green Economy 2026.

Valeria Di Rosa
Valeria Di Rosa
Coordinatrice editoriale di Trasportare Oggi in Europa. [email protected]