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Autotrasporto merci: carenza di autisti e nuove competenze guidano il settore

Nel trasporto merci la sfida non riguarda solo la carenza di autisti, ma anche la crescente complessità delle competenze richieste. In Europa mancano oltre 500mila conducenti professionali e il divario è destinato ad aumentare, mentre in Italia il settore registra un forte squilibrio demografico con una popolazione di autisti sempre più anziana

La digitalizzazione sta trasformando il lavoro, introducendo nuove figure e competenze tecniche. L’analisi di TP – Trasporti Pesanti evidenzia la necessità di formazione e innovazione per il futuro del settore.

Carenza di autisti e logistica, l’analisi di TP – Trasporti Pesanti

Nel trasporto merci la sfida non è solo trovare autisti, ma gestire competenze complesse. L’età media dei conducenti in Europa è di circa 47 anni, con l’Italia che mostra un quadro analogo. Cresce al contempo la domanda di profili tecnici – dalla pianificazione alla gestione dei flussi operativi – che spinge le imprese a investire in formazione e digitalizzazione. È quanto emerge da un’analisi di TP – Trasporti Pesanti, azienda cremonese attiva nella logistica e nel trasporto merci su strada e intermodale, con circa 800 mezzi di proprietà, che monitora l’evoluzione del settore della logistica.

Nel dettaglio, in Europa mancano già oggi oltre 500mila conducenti professionali, una cifra che potrebbe superare il milione nei prossimi tre-cinque anni (Commissione Europea; IRU). In Italia il gap è stimato tra 20.000 e 25.000 autisti, con gli under 25 appena al 2,2% e il 45% sopra i 55 anni, mentre il fabbisogno occupazionale complessivo è pari a circa 160.000 unità nel quinquennio 2024–2028 (secondo i dati di IRU e ANITA Confindustria).

Si registra inoltre – secondo The MediTelegraph – una progressiva riduzione della quota di professionisti italiani, dal 98% dei primi anni 2000 a valori oggi stimati intorno al 60%. Nelle flotte più strutturate la componente internazionale è ormai prevalente, come indicano anche i dati interni di TP – Trasporti Pesanti.

Tecnologie e nuove professionalità

Negli ultimi anni i sistemi di trasporto intelligenti — telematica, IoT e analisi dati — hanno reso la cabina un ambiente connesso, in cui la guida si integra con attività di monitoraggio e gestione. Il nuovo autista deve padroneggiare strumenti digitali come telematica di bordo, app di pianificazione e tachigrafi evoluti. Parallelamente, si amplia il perimetro delle professionalità: pianificatori operativi, fleet manager e figure di coordinamento logistico, con competenze integrate tra operatività e gestione dei dati come previsto dal CCNL Logistica Trasporto Merci e Spedizione 2024–2027.

Secondo l’analisi di TP – Trasporti Pesanti, che ha sviluppato una funzione articolata dedicata alla pianificazione, l’integrazione tra strumenti digitali e gestione dei vincoli operativi migliora l’efficienza dei flussi, contribuendo a ridurre i chilometri a vuoto.

Formazione e nodo delle competenze

La capacità di attrarre e inserire nuova forza lavoro, insieme al crescente ricorso a conducenti provenienti da Paesi terzi, rende la gestione delle competenze sempre più strutturale per le imprese.

In questa prospettiva TP – Trasporti Pesanti ha sviluppato iniziative di formazione e inserimento professionale, tra cui l’Academy del Gruppo, realizzata in collaborazione con ENAIP, con percorsi per il conseguimento di patente C, CE e CQC e successivo inserimento in azienda – la prima edizione si concluderà a fine aprile con l’ingresso dei primi conducenti -, oltre a programmi di tirocinio scolastico nelle sedi aziendali con attività formative sul campo.

La carenza di autisti è solo una parte del problema: servono competenze più articolate e maggiore capacità di gestione – afferma Ulisse Albertazzi, direttore generale di TP – Trasporti Pesanti –. La formazione è oggi una leva industriale, ed è fondamentale rafforzare il collegamento con scuole e percorsi formativi per favorire l’ingresso di nuovi conducenti e costruire un ricambio più strutturato, ampliando la base occupazionale anche attraverso una maggiore presenza femminile”.

Redazione
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