sabato, 3 Dicembre 2022
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Una pericolosa discesa verso il vuoto di potere decisionale

Difficile esprimere i sentimenti che si provano tentando di fare un’analisi della situazione in cui tutti cittadini, non protetti dai vantaggi dei politici o dei supermanager della PA, sono costretti a confrontarsi quotidianamente con le impreviste penalizzazioni economiche dovute alle situazioni, in parte derivanti dal conflitto Ucraino Russo e in parte dalle speculazioni legate alle lobby del gas/energia elettrica, delle commodities e dei banchieri.

A tal riguardo è interessante, anche se di parte, l’opinione di questo ricercatore che lavora all’Università di Manchester, Samandhi Lipari: “Tra gennaio e agosto 22 la quantità di gas esportata dell’Italia, dati confermati dal ministero dello Sviluppo economico sono stati 2,33 miliardi di metri cubi di gas contro i 689 milioni di metri cubi dello stesso periodo del 2021. Tuttavia, il governo e gran parte delle forze parlamentari sostengono la necessità di realizzare nuove infrastrutture, soprattutto per l’importazione e la distribuzione di GNL (Gas Naturale Liquefatto), tra cui il progetto di un rigassificatore mobile nel porto di Piombino. L’aumento delle esportazioni di gas nella prima metà del 2022 è solo uno tra i tanti segnali di una forte ripresa degli investimenti nelle fonti fossili. In sostanza, ai morti e alle devastazioni della guerra in Ucraina corrispondono prospettive rosee di crescita e arricchimento per le aziende del fossile e i loro azionisti che, però, si traducono in impoverimento, inquinamento e ulteriore distruzione del clima, con i danni peggiori subiti dai più deboli. Grazie alla guerra e al rifiuto ostinato, ma naturale, di qualunque soluzione diplomatica da parte di tutte le parti in campo, compreso il governo italiano, i produttori di carbone, petrolio e gas, beneficiano di condizioni formidabili: domanda elevata, prezzi in crescita, legittimazione politica e l’opportunità di ripulire la reputazione da distruttori del clima, possono ora presentarsi come salvatori del modello socioeconomico occidentale. La ripresa degli investimenti pubblici e privati nelle fonti fossili appare ancora più paradossale di fronte agli eventi catastrofici causati dalle piogge torrenziali nelle Marche, citando solo l’ultimo dei tanti disastri climatici. Tuttavia, benché le istituzioni nazionali ed europee si affannino a sostenere che si tratti di investimenti necessari ma transitori, i dati indicano diversamente. Mentre la Commissione europea con il suo piano RePower EU, disegnato per sostituire le forniture di idrocarburi russi, sostiene che solo 12 miliardi di euro verranno spesi in infrastrutture necessarie alle filiere di gas e petrolio, il Financial Times, sulla base di dati elaborati dal think tank Ember, stima che ne verranno spesi almeno più del quadruplo.  E poiché si tratta di investimenti in parte privati, è consequenziale dedurre che verranno prolungati almeno fino a generare ricavi”.

Da non perdere: “L’avvocato dell’atomo. In difesa dell’energia nucleare. Di Luca Romano  euro 16.

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