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Stellantis, in Italia investimenti da 5 miliardi di euro: focus su IA

Stellantis investirà 5 miliardi di euro in Italia nell’ambito del piano Fastlane 2030. Le risorse saranno destinate a ricerca, innovazione, intelligenza artificiale e nuove motorizzazioni

Confermati nuovi modelli e nessuna chiusura di stabilimenti, mentre i sindacati chiedono maggiori garanzie per i siti di Cassino e Termoli.

Stellantis investirà 5 miliardi di euro in Italia nell’ambito del piano Fastlane 2030

Stellantis investirà 5 miliardi di euro in Italia entro il 2030 per rafforzare ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico. L’annuncio è arrivato da Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo, nel corso dell’incontro con le organizzazioni sindacali a Roma dedicato al piano strategico Fastlane 2030, alla vigilia dell’audizione del ceo Antonio Filosa alla Camera e al Senato.

Le risorse saranno destinate in particolare allo sviluppo di nuove piattaforme, all’intelligenza artificiale e alle motorizzazioni di nuova generazione.

In Europa, il nostro piano strategico si traduce in un impegno molto concreto: circa il 40% degli investimenti globali sarà destinato alla regione, con l’obiettivo di far crescere i ricavi del 15% entro il 2030 – ha spiegato Cappellano -. “In questo quadro, l‘Italia gioca un ruolo centrale. I segnali sono già incoraggianti: domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in aumento e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Prevediamo nuovi modelli, investimenti per l’innovazione, il coinvolgimento di tutti i brand italiani e, elemento fondamentale, nessuna chiusura di stabilimenti”, ha aggiunto.

Il ruolo degli stabilimenti italiani

Secondo il Piano Italia rafforzato da Fastlane 2030, il Paese avrà un ruolo strategico nell’organizzazione produttiva del gruppo. Mirafiori e Pomigliano saranno gli hub dedicati alle auto di piccole dimensioni, mentre Melfi, Cassino e Modena si concentreranno sui modelli di fascia medio-alta e lusso. Lo stabilimento di Atessa continuerà invece a rappresentare il polo produttivo per i veicoli commerciali.

A Pomigliano sono confermati almeno due nuovi modelli elettrici a partire dal 2028. Per Mirafiori è previsto il consolidamento della produzione della Fiat 500 elettrica e ibrida, accompagnato da investimenti sulle batterie entro il 2027. A Melfi verranno realizzati i quattro modelli già annunciati, ai quali si aggiungerà un nuovo C-SUV Alfa Romeo dal 2028.

“I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita”, ha concluso Cappellano, definendo il piano “chiaro, coraggioso e ambizioso”.

Cassino e Termoli restano i nodi aperti

Il sito di Cassino rappresenta il punto più delicato del piano industriale. Per lo stabilimento è prevista l’assegnazione della nuova Maserati Grecale a partire dalla fine del 2027, ma il piano dettagliato per il sito sarà definito soltanto entro la fine del 2026.

Una prospettiva che lascia perplessi i sindacati. Per Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, il piano “rappresenta certamente un passo in avanti”, ma “ci aspettavamo risposte più concrete” su Cassino e Termoli, dove l’arrivo della Grecale è “importante ma non sufficiente”. Più articolata la posizione di Davide Sperti della Uilm, secondo cui il piano “riporta l’azienda con i piedi per terra”, ma il rinvio delle decisioni su Cassino “andrà monitorato con molta attenzione”, considerando che lo stabilimento “ha lavorato 24 giorni da gennaio” e che la cassa integrazione “non può diventare una condizione permanente”.

Critica invece la valutazione di Samuele Lodi della Fiom-Cgil: “La situazione è molto, molto preoccupante”, ha dichiarato il dirigente sindacale, sottolineando la necessità di maggiori investimenti e garanzie occupazionali, perché “la cassa integrazione deve terminare e per terminare abbiamo bisogno di produzioni e quindi di nuovi modelli”.

Il confronto tra azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali proseguirà nei prossimi mesi, con particolare attenzione alle prospettive produttive dei siti più esposti alle difficoltà del mercato automotive europeo.

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