sabato, 29 Gennaio 2022

L’intermodalità nell’era della crisi

La recessione ha in qualche modo ridistribuito le diverse modalità di trasporto? In che modo ha impattato la crisi globale sul trasporto merci in termini di volumi trasportati?

Proviamo a capirlo grazie ai dati pervenuto dall’International Transport Forum che ha elaborato a livello mondiale l’andamento del trasporto intermodale.

Ne deriva un quadro abbastanza variegato che si differenzia notevolmente tra le diverse modalità e, soprattutto, tra le diverse aree e mercati del nostro pianeta.

 

Partiamo da trasporto marittimo, calcolato in tonnellate caricate. In questo caso registriamo una crescita del 4% nel 2011 (a metà quindi del lungo periodo di crisi). Anzi il 2011 segna un segno più anche rispetto all’ultimo anno pre-crisi, ovvero il 2008, con circa 42,8 miliardi di tonnellate caricate. Dobbiamo però rilevare che questa crescita è dovuta principalmente alle diverse velocità delle economie mondiali. Infatti, se guardiamo i porti con maggiore traffico, vediamo che nove dei Top 10 si trovano nel sud est asiatico, con Shanghai e Singapore in pole position, seguiti da Hong Kong che però è l’unico porto (tra i primi dieci) a registrare una diminuzione di volumi del 6 per cento tra il 2008 e il 2012.

L’aspetto straordinario è vedere crescita importanti come il porto di Ningbo-Zhoushan in Cina con un +50% (da 12 a quasi 20 TEU) o Qingdao e Tianijn sempre in Cina con rispettivamente un +41% e +45%.

 

Per quanto riguarda il trasporto aereo (merci), se consideriamo il periodo 2007-2012, vediamo due blocchi di volumi: un primo triennio in sostanziale diminuzione di circa il 10% e poi un balzo del 20% nel 2010 per poi però fermarsi completamente ed entrare in un successivo triennio di stagnazione.

In questo comparto la fa da padrone gli USA con un volume quasi tre volte superiore alla Cina e con oltre 26 milioni di tonnellate trasportate. Il primo Paese europeo è la Germania con poco meno di 5 milioni di tonnellate.

 

Per quanto riguarda invece il comparto ferroviario sono Russia e Cina a crescere maggiormente, con circa il 7% contro una media mondiale del 3%.

Purtroppo però è preoccupante il prospect per il futuro dato che in Europa c’è una sostanziale stagnazione per il 2012 e negli Stati Uniti il trend è girato in negativo.

 

Altalenante a seconda dei mercati anche la situazione del trasporto fluviale. Solo +1% a livello mondiale con una decisa riduzione in Europa e (-4%), mentre c’è il solito picco della Cina che ha segnato quai un +50% dal 2008 al 2011. Fermi gli USA.

 

Abbiamo lasciato volutamente per ultimo il trasporto su strada, settore che conosciamo più approfonditamente, anche per il peso globale cha ha rispetto alle altre modalità di trasporto (dal 70 al 85% a seconda dei paesi).

Anche qui c’è una forte disparità tra l’andamento dei Paesi occidentali e l’estremo oriente. Se a livello mondiale non si registrano sensibili variazioni (siamo sempre intorno ai 5 mila miliardi di tonnellate), vediamo che nell’Europa a 27, dopo un calo del 10% nel 2009, si è tornati ad un timidissimo +3% e +1% negli anni successivi, mentre in Cina gli ultimi tre anni hanno segnato +13, + 17 e +18 per cento. Anche l’India cresce a ritmo di una media del 7% all’anno.

Per l’Europa, comunque, sappiamo che all’interno vi sono situazioni molto diverse tra loro. Italia e Grecia, per esempio, soffrono da più di quattro anni di un continuo ridimensionamento delle merci trasportate, mentre Germania, Francia e soprattutto UK, dopo una pausa di riflessione hanno ricominciato a incrementare i trasporti.

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