martedì, 28 Giugno 2022
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“La via delle merci”: gomma o ferro?

Su ferrovia tutte le merci che attraversano le Alpi? Bello, ma impossibile. E soprattutto costoso, poiché graverebbe sulle imprese e dunque sui consumatori finali per oltre 550 milioni di euro in più all’anno, esclusi gli investimenti da sostenere per realizzare le necessarie infrastrutture ferroviarie. La ferrovia, invece, è assolutamente vincente in termini economici per i traffici superiori a mille chilometri i quali, se trasferiti su ferro, consentirebbero un beneficio totale per l’economia di 202 milioni di euro l’anno. Questi traffici rappresentano il 25% del totale dei traffici transalpini.

Sono alcuni dei dati contenuti nello studio “La via delle merci”, realizzato dal professore Giuseppe Russo, docente al Politecnico Torino e founding partner STEP Ricerche e dalla professoressa Maria Cristina Treu, ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano, e presentato  a Roma in occasione del convegno dal titolo “Ferro o gomma? Analisi costi/benefici al di là dei luoghi comuni” al quale sono intervenuti l’On. Antonio Tajani, vicepresidente e responsabile dei Trasporti della Commissione Europea, Giuseppe Cerutti, presidente Sitaf, Pietro Ciucci, presidente ANAS, Ercole Incalza, capo struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Valter Lannutti, presidente Lannutti Logistic & Transport, Pietro Vicino, responsabile qualità e sicurezza di FS Logistica, Fabrizio Palenzona, presidente AISCAT e l’On. Mario Valducci, presidente IX Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni, Camera dei deputati.

Lo studio si pone l’obiettivo di individuare la modalità di trasporto più conveniente per il trasporto delle merci attraverso i valichi dell’Italia Settentrionale. Prende in considerazione le 40 principali tratte sulle quali viaggiano ogni anno 45,5 milioni di tonnellate di merci verso Francia, Spagna, Germania, Belgio, Austria, Regno Unito e Olanda, i principali partner commerciali europei dell’Italia. Dalla ricerca emerge che i costi medi del puro servizio delle due alternative di trasporto,

assumendo come base il carico standard di 25 tonnellate di merce sono: 1,24 €/km per il trasporto su autoarticolato, da 2,1 a 4,2 €/km il costo su ferro che varia in base alla percorrenza.

Si evince, dunque, che non esiste una modalità di trasporto di per sé ottimale e prevalente sull’altra. Le politiche che privilegiassero in modo indiscriminato una modalità a scapito dell’altra non otterrebbero il massimo beneficio per l’economia e la società, sia in termini di costi di trasporto sia in termini di costi degli effetti esterni. I traffici del trasporto merci che si aggirano attorno ai 1000 km di percorrenza sono quelli che beneficerebbero di un potenziamento dell’offerta del trasporto su ferro, mentre per quanto riguarda una percorrenza al di sotto dei 1000 km, cioè per il 75% dei flussi, il trasporto su gomma risulta più conveniente. Ne consegue che, allo stato attuale, la quota massima di merce trasferibile dalla gomma al ferro sarebbe pari al 25% del totale.

Secondo lo studio, se si trasferisse il traffico di ogni rotta sulla modalità ferro o gomma più conveniente (la cosiddetta “ottimizzazione modale”), il vantaggio sarebbe pari a 2,3 euro per tonnellata trasportata, con un risparmio per l’intero sistema di circa 202 milioni di euro per anno, pari al 3,5% del costo totale del trasporto su gomma, stimato in 5,8 miliardi (comprensivo di servizio, esternalità – congestione del traffico, inquinamento ambientale e acustico – e costi infrastrutturali). Per contro, se si decidesse di perseguire una politica di trasferimento non selettivo di tutto il traffico su ferro, si otterrebbe un costo economico netto che graverebbe sull’economia per 552 milioni per anno (+9,6%).

“I dati dello studio presentato quest’oggi vogliono indagare il costo reale del trasporto merci – ha dichiarato Giuseppe Cerutti, Presidente di Sitaf S.p.A. – e comprendere gli elementi di criticità di un sistema non sempre coerente, andando al di là dei luoghi comuni per individuare i margini di miglioramento e le possibilità di razionalizzazione nel sistema del trasporto, sempre più strategico per il nostro Paese”.

La ricerca affronta inoltre il tema delle infrastrutture a sostegno della mobilità delle merci. L’Italia presenta una dotazione di reti e di nodi che risalgono a tempi passati, e questo problema l’ha messa in grande difficoltà rispetto ai corridoi europei.

Il 48% delle assegnazioni delle risorse va alla modalità su strada. Per quanto concerne il trasporto su ferro, l’80% delle opere è ancora in progettazione. “Dai dati emersi – ha concluso il presidente di SITAF S.p.A. Giuseppe Cerutti – si evince che le grandi infrastrutture da sole non bastano, ma bisogna intervenire sulle singole tratte. Sono necessari più progetti specifici rispetto ai diversi contesti regionali, tra cui una gestione più aperta dei centri di interscambio e l’integrazione delle diverse modalità di trasporto merci”.

Luca Barassi
Luca Barassi
Direttore editoriale e responsabile.
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