sabato, 3 Dicembre 2022
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La chiave del futuro

Guardare al futuro con spirito positivo e saper cogliere il cambiamento che stiamo attraversando a livello sociale, politico ed conomico quale opportunità per creare nuovi modelli di sviluppo. Ancorarsi e difendere vecchi schemi che non funzionano più negli scenari in rapida evoluzione che stiamo vivendo è un atteggiamento perdente. Questo l’invito che Eleuterio Arcese, nel suo ultimo anno come presidente di ANITA, ha rivolto in occasione dell’Assemblea generale tenutasi lo scorso 18 maggio. “Dobbiamo eliminare il velo di pessimismo che avvolge le nostre vite e le nostre aziende ed aprirci al futuro e al rinnovamento”. Un invito che Arcese ha rivolto, in modo più pragmatico, anche al nuovo Governo, soprattutto per quanto riguarda gli interventi più urgenti, primo fra tutti quello sul costo del lavoro, per ripristinare il clima di fiducia necessario al Paese e stimolare la ripresa economica con misure concrete, immediate ed efficaci, favorendo l’accesso al credito e agli investimenti. Ma anche un invito a considerare il ruolo fondamentale della logistica e dei trasporti, vera colonna portante dell’economia del nostro Paese, troppo spesso trascurata in questi ultimi anni. Un settore che soffre ancora per il grande rischio di infiltrazioni malavitose, per la concorrenza sleale e per la sua incapacità di fare sistema. Il nuovo modello di sviluppo auspicato da Arcese è quello fondato su valori e principi condivisi, come il senso di lealtà e di solidarietà, il rispetto delle regole, la correttezza, il rispetto dell’ambiente e della sicurezza. Un modello che premi le aziende virtuose, che fanno propri questi valori applicandoli nella gestione quotidiana del lavoro e per questo meritevoli di proseguire sulla strada del futuro.

Arcese ha poi ricordato le proposte dell’Associazione alle forze politiche:

interventi per la riduzione della pressione fiscale e contributiva sul costo del lavoro, accompagnati da misure di sostegno all’occupazione; misure per aumentare l’efficienza dell’industria logistica e la crescita strutturale delle imprese; sviluppo dell’intermodalità; ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture; parità di condizioni con i nostri concorrenti esteri, specialmente con quelli dei Paesi dell’Est; riduzione della burocrazia e semplificazione della normativa che regola il settore, primo fra tutti il Codice della strada; risorse strutturali e legate a criteri selettivi,che possano incentivare la realizzazione di progetti innovativi di sviluppo; riesame dell’attuale disciplina sui costi minimi; lotta all’illegalità in tutte le sue forme; controlli e sanzioni realmente efficaci, per la regolarità del mercato; riforma dell’Albo riportando a livello centrale le competenze; accesso selettivo alla professione e al mercato, agendo sull’idoneità finanziaria e soprattutto sull’onorabilità, come condizione preliminare e continuativa dell’esercizio dell’attività d’impresa.

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