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Caro energia, da Bruxelles nuove misure a sostegno dei Paesi UE

La risposta dell’Unione europea al caro energia. La spesa per le importazioni di combustibili fossili, dall’inizio della guerra, ammonta a 22 miliardi di euro in più. «La continua chiusura dello Stretto di Hormuz è estremamente dannosa e il ripristino della libertà di navigazione è di fondamentale importanza per noi», dichiara la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen

A causa della guerra in Iran, Bruxelles si appresta a varare un pacchetto di provvedimenti e proposte sul capitolo energia, che presenterà ai 27 durante il vertice informale che si terrà la prossima settimana a Cipro.

La risposta dell’Unione Europea al caro energia

«Prima di tutto è importante che ci sia un solido coordinamento tra gli Stati membri, perché abbiamo imparato che in ogni crisi l’unità è la nostra forza». Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in conferenza stampa dopo la riunione dell’esecutivo sull’impatto della crisi in Medio Oriente.

Il caro energia bussa alla porta di Bruxelles. Von der Leyen non si fa trovare impreparata e vara un nuovo pacchetto di misure a sostegno dei Paesi Ue per contenere la crisi energetica in atto a causa della guerra in Iran, ormai arrivata al suo 45° giorno. Scoppiata a causa dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti lo scorso 28 febbraio.

«La nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro – sostiene la presidente della Commissione europea -. Questo dimostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia. Anche se le ostilità cessassero immediatamente, le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo persisteranno per un certo periodo. Ha poi aggiunto: «Pertanto, abbiamo discusso anche una serie di misure che presenteremo ai leader in occasione del prossimo incontro informale dell’EUCO – (Consiglio europeo, ndr) – a Cipro la prossima settimana. Ci sarà una comunicazione mercoledì».

Il provvedimento

L’Unione europea punta a intervenire su tre aspetti principali. Il primo riguarda il coordinamento tra i Paesi negli interventi; il secondo, le modalità con cui gli Stati membri potranno applicare le nuove misure per proteggere al meglio famiglie e settori vulnerabili dagli alti prezzi dell’energia, anche in relazione alle scorte di gas e petrolio e alle misure di contenimento dei rincari, che «devono essere mirate ai gruppi vulnerabili, rapide, immediate e temporanee».

Il terzo punto si basa su come ridurre la domanda, ma nel pieno rispetto della libera scelta dei consumatori. «Stiamo valutando leve di efficienza energetica, come la ristrutturazione degli edifici o il rinnovo delle attrezzature negli impianti industriali. Queste e altre misure saranno al centro della comunicazione che presenteremo la prossima settimana al tavolo dei leader».

Ets e nucleare

Oltre a misure immediate e temporanee la Commissione europea si appresta ad adottare provvedimenti anche a lungo termine, spingendo sulla revisione dei meccanismi Ets (EU Emissions Trading System), rinnovabili e nucleare. Von der Leyen ha ribadito che i costi dell’Ets costituiscono una parte marginale dei costi dell’energia, «la parte più piccola».

Centrale il Sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 (Ets), introdotto proprio dall’Unione europea come uno dei principali strumenti per ridurre l’impatto ambientale delle attività industriali e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La presidente della Commissione europea ha infatti già annunciato che Bruxelles si prepara a presentare una revisione del sistema Ets agli alleati. E in programma già a luglio.

Per quanto riguarda la crisi energetica e gli aumenti dei costi dei carburanti che colpiscono trasporti, logistica e – dulcis in fundo – i cittadini, von der Leyen ribadisce che ciò che sta accadendo in Medio Oriente ha effetti concreti e immediati sul resto del mondo. Poi ricorda: «Questa è la seconda crisi dei combustibili fossili in pochi anni. C’è una cosa che tutti questi eventi stanno rendendo chiara: stiamo pagando un prezzo altissimo per la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili. E la triste realtà per il nostro continente è che l’energia da combustibili fossili rimarrà l’opzione più costosa negli anni a venire».

Il richiamo a energie alternative è quasi obbligatorio. Mentre l’Unione Europea spinge per una produzione interna basata su rinnovabili e nucleare, l’economia del Paese e il futuro dei trasporti restano sospesi, esposti alla volatilità dei prezzi di gas e petrolio, che oscillano tra tensioni geopolitiche e un cessate il fuoco mai davvero rispettato.