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Trasporto pesante ed emissioni, la sfida della logistica tra tecnologia e intermodalità

Secondo uno studio di TP – Trasporti Pesanti, i camion sono tra i principali responsabili delle emissioni del trasporto merci. Per ridurre l’impatto ambientale servono digitalizzazione, carburanti alternativi, rinnovo delle flotte e intermodalità

Il trasporto merci rappresenta uno dei principali snodi della transizione ambientale europea. In Italia il settore incide per il 28,3% delle emissioni complessive di gas serra, una quota in linea con la media dell’Unione europea, pari a circa il 29%.

All’interno del comparto trasporti, la modalità stradale concentra il 77% delle emissioni, mentre i mezzi pesanti generano oltre un quarto delle emissioni su strada (27%), equivalenti a circa il 6% del totale europeo (fonti: ISPRA; Commissione europea).

È in questo contesto che si inserisce lo studio realizzato da TP – Trasporti Pesanti (Gruppo Storti), azienda cremonese attiva nella logistica e nel trasporto merci su strada e intermodale, con una flotta di circa 800 mezzi di proprietà. L’analisi mira a individuare leve operative concrete capaci di intervenire sulle inefficienze strutturali del sistema logistico.

I camion sono tra i principali responsabili delle emissioni del trasporto merci

Secondo l’analisi di TP – Trasporti Pesanti, le rilevazioni di mercato indicano che in Europa circa il 20% dei chilometri dei mezzi pesanti è percorso senza carico; in Italia, anche per la polverizzazione del settore, la quota si colloca tra il 23% e il 25%.

“Il trasporto merci – afferma Ulisse Albertazzi, direttore generale di TP – Trasporti Pesantipresenta limiti strutturali. Non si tratta solo di sostenibilità, ma di costi sociali. In Italia, secondo SIMA, i costi legati a traffico e inquinamento ammontano a 34 miliardi l’anno, mentre l’UE stima i costi esterni dei trasporti (incidenti, emissioni, congestione) in 1.000 miliardi annui, pari al 7% del PIL europeo. I dati mostrano dove si concentrano le inefficienze. Occorre intervenire su ciò che può essere misurato e migliorato nel tempo: digitalizzazione, flotta, energia e intermodalità. Per questo abbiamo costituito un team dedicato alla sostenibilità, con l’obiettivo di integrare indicatori ambientali ed efficienza operativa in una strategia progressiva.”

Ulisse Albertazzi, direttore generale di TP – Trasporti Pesanti

L’impatto positivo della digitalizzazione

L’Osservatorio Logistics 4.0 del Politecnico di Milano (2025) evidenzia inoltre come l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale possa ottimizzare la pianificazione di rotte e carichi, riducendo i chilometri a vuoto tra il 15% e il 20%.

L’analisi dei dati interni dell’azienda lombarda indica che l’integrazione tra sistemi di pianificazione avanzata, telematica di bordo e strumenti di analisi consente di aumentare la saturazione media dei veicoli e di ridurre le percorrenze improduttive del 10–12% sulle tratte a maggiore intensità operativa.

Un ruolo significativo è svolto anche dalla componente comportamentale: studi di settore mostrano che la guida predittiva può abbattere i consumi tra il 5% e il 10%, mentre il programma aziendale Ecodrive di TP – Trasporti Pesanti, basato su monitoraggio continuo delle performance, registra riduzioni medie del 6–7% per veicolo, con effetti concreti sull’efficienza operativa complessiva.

Energia, normativa e intermodalità

La congestione delle principali direttrici logistiche italiane (A4, Brennero, nodi di Milano e Bologna) genera costi stimati in diversi miliardi di euro l’anno, con effetti su produttività e competitività del sistema Paese.

HVO per ridurre le emissioni di CO2

Secondo studi di settore e principali operatori energetici, l’utilizzo di carburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) può ridurre le emissioni di CO2 fino al 90% sull’intero ciclo di vita, in funzione delle materie prime e dei processi produttivi.

Le analisi interne di TP – Trasporti Pesanti indicano che l’impiego di HVO su parte della flotta comporta diminuzioni operative tra il 60% e il 70%, in relazione alle tratte e alle condizioni di esercizio; rientra tra le leve anche l’uso di mezzi per trasporti eccezionali che, pur con emissioni chilometriche superiori, riducono l’intensità emissiva per unità di carico. Per parte sua, il quadro normativo europeo prevede un calo delle emissioni dei veicoli pesanti del 15% dal 2025 e del 45% entro il 2030, oltre a limiti più stringenti su NOx e particolato.

Decisivo il ricambio della flotta

In un contesto nazionale con un’età media del parco mezzi prossima ai 15 anni, la riduzione dell’età media della flotta consente risparmi di consumo per chilometro stimati nell’ordine dell’8–12% rispetto a mezzi di generazione precedente.

L’intermodalità come vettore per la sostenibilità

In Italia la quota ferroviaria nel trasporto merci si colloca tra il 12,4% e il 12,6%, contro una media europea prossima al 17% (fonte: FerMerci, 2025). Studi comparativi evidenziano che il trasporto ferroviario può ridurre le emissioni tra il 65% e l’80% rispetto al tutto-strada sulle tratte medio-lunghe (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile; RSE).

Secondo l’azienda cremonese, che nel 2025 ha movimentato circa 2.000 treni, l’integrazione modale consente una riduzione significativa delle emissioni sulle tratte a lunga percorrenza, confermando il ruolo strategico della logistica integrata nella decarbonizzazione del settore.

Redazione
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