mercoledì, 1 Dicembre 2021

A TUTTO CAMPO

Come sempre in Italia avviene, dopo aver incentivato una particolare tecnologia, settore o progetto, ecco che lo Stato va ad abbattere la propria accetta per ottenere introiti fiscali laddove molte aziende vi si sono buttate. Così è stato per il metano, un carburante – soprattutto nella sua forma liquida (LNG) – in cui hanno creduto molte aziende, tra cui la SMET.

Ora approda finalmente in modo ufficiale anche il Progetto 18, dopo un lungo iter di sperimentazione e speriamo che anche questo non sia un possibile futuro terreno di “conquista” per chi ci governa.

Di tutto questo abbiamo parlato con Domenico De Rosa che, oltre a guidare con successo il Gruppo SMET, è anche uno dei soci fondatori di ALIS, l’associazione che forse più a fatto per smuovere la politica nel nostro settore e che è fortemente impegnata ad uno sviluppo sostenibile della mobilità commerciale.

 

Il costo del gasolio è da sempre la spina nel fianco degli autotrasportatori. Ora, più che mai, però il caro carburante risulta “pesante” in un momento difficile. Per di più per il fatto che molte delle tasse che ne costituiscono il costo sono davvero anacronistiche. Quale pensa che sia una via di uscita da questo loop?
A nostro avviso la crisi che stiamo vivendo è appena iniziata. I riflessi più gravi diventeranno evidenti solo nel corso del 2022, quando andremo incontro ad un periodo di stagflazione economica, con una crescita molto ridotta a fronte di un’inflazione molto alta.
Negli ultimi 12 mesi il costo del gas naturale liquefatto ha subito un’impennata molto brusca: stiamo parlando di un aumento che supera il 100% e che mette a repentaglio il processo di abbattimento delle missioni inquinanti e, in definitiva, l’intera transizione ecologica. Questa corsa sfrenata al rincaro non è destinata ad esaurirsi, sia per problemi di carattere geopolitico sia per le forti speculazioni che attualmente caratterizzano questo mercato. Per questo auspichiamo da parte del Governo una stretta vigilanza sull’aumento dei prezzi, sull’esempio di quanto già avvenuto con il Decreto Salvabollette.

Il metano doveva rappresentare una tecnologia che aiutasse le imprese nella transizione verso la mobilità elettrica, ora però sembra che il governo voglia colpire anche lì. SMET che è stata tra le prime a credere nell’LNG come reagisce a questi inasprimenti fiscali?
Nel 2014 siamo stati i pionieri della svolta green, tra i primi ad investire nei nuovi Eco Truck alimentati a GNL. Eravamo convinti, e lo siamo tuttora, di aver fatto la scelta giusta. L’impennata nel costo del carburante e i problemi di produzione che affliggono tutti i costruttori per la mancanza dei componenti rischiano però di compromettere seriamente l’intero settore dell’autotrasporto. Da parte nostra, come SMET, contiamo comunque di chiudere l’anno con una crescita del 10%, grazie alla diversificazione del business e allo sviluppo di una fitta rete di collegamenti intermodali marittimi (in partnership con l’armatore Grimaldi) e ferroviari. Pensiamo però che sia fondamentale, da parte del Governo, varare misure ad “hoc” per la defiscalizzazione dei mezzi Ecotruck alimentati a GNL.

Lei e SMET siete tra i soci promotori di ALIS. Cosa pensate di fare di concreto con l’associazione per contrastare questa escalation?
E’ proprio attraverso ALIS che abbiamo richiesto la defiscalizzazione degli Eco Truck. Ma non solo. L’Associazione di Categoria, di cui SMET è socio fondatore, sta lavorando con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente Marebonus e Ferrobonus, due misure strategiche per lo sviluppo del trasporto intermodale. Chiediamo che nella prossima Finanziaria vengano stanziati almeno 200 milioni di euro complessivi.

Altro tema di sviluppo del comparto logistico è il Progetto 18 che finalmente, dopo tanti anni di sperimentazione, sembra prendere piede. C’è chi dice però che sia già superato per il fatto che è utile solo per particolari tipologie di merci e per tratte ben definite, lei cosa ne pensa?
A nostro avviso, la libera circolazione degli articolati fino a 18 metri è una misura europea che l’Italia doveva recepire. Il gruppo SMET nel 2009 è stato tra i primi ad aderire al progetto sperimentale: negli ultimi 5 anni di sperimentazione abbiamo registrato un risparmio di circa 5 milioni di km percorsi, senza alcuna necessità di adeguamenti infrastrutturali. Riteniamo quindi che la liberalizzazione del transito di questi veicoli potrà portare benefici alle aziende che se ne serviranno, soprattutto sulle tratte nazionali. Tra questi benefici vediamo anche la possibilità di risolvere i problemi legati alla mancanza di autisti.

Dopo il Progetto 18 si affaccia il Progetto 25. Di cosa si tratta?
I semirimorchi da 25,5 mt sono utilizzati da tempo in Scandinavia, in Spagna, nei Paesi Bassi e in Belgio, dove hanno dimostrato la loro utilità soprattutto nei collegamenti tra gli interporti. Contiamo di poter comprendere le possibilità di un nuovo progetto sperimentale entro la fine di quest’anno.

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