L’Osservatorio Freight Insights, presentato a Roma all’11° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio, fotografa le criticità del settore
Costi operativi in crescita, congestione stradale da quasi 5 miliardi di euro l’anno e traffico ferroviario merci in calo dell’8% nel primo semestre 2026. La digitalizzazione potrebbe generare risparmi per 18 miliardi di euro nei prossimi anni.
L’Osservatorio Freight Insights
Trasporti e logistica rappresentano un comparto strategico per l’economia italiana, ma l’aumento dei costi operativi, la congestione delle infrastrutture e le tensioni internazionali continuano a mettere sotto pressione le imprese, riducendone i margini e la capacità competitiva.
È quanto emerge dall’Osservatorio Freight Insights, istituito dal MOST e dalla Fondazione CSELI e presentato a Roma in occasione dell’11° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio.
Secondo lo studio, il fatturato delle imprese di trasporto ha raggiunto i 96 miliardi di euro, senza che a questa crescita corrispondesse un incremento proporzionale della redditività. A pesare sono soprattutto i rincari registrati tra il 2019 e il 2026: il costo del denaro è aumentato del 111%, quello dell’energia elettrica del 73%, del gasolio del 30% e della manodopera del 18%.
«Mai come quest’anno emerge con forza il ruolo strategico di trasporti e logistica per la competitività e lo sviluppo dell’intero sistema economico. Il caro energia, l’ETS, la congestione infrastrutturale, i ritardi nella digitalizzazione e le incertezze geopolitiche richiedono interventi su due fronti: da un lato, affrontare le emergenze; dall’altro, programmare politiche di sistema coordinate e di lungo periodo a sostegno degli operatori e dell’intero Paese», afferma Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio.
Trasporto stradale
Il trasporto stradale continua a garantire la flessibilità necessaria al sistema produttivo italiano. Nel 2025 il traffico ha superato i 31 miliardi di tonnellate-chilometro, confermando il ruolo centrale di questa modalità nella movimentazione delle merci.
Restano tuttavia rilevanti le pressioni sui costi. Tra il 2019 e il 2026 il prezzo del gasolio è aumentato di circa il 30%, con un incremento superiore al 15% tra il 2025 e il 2026. Nello stesso periodo sono cresciuti anche i prezzi dei carburanti alternativi: +4,1% per il CNG e +3,4% per l’LNG.
A queste dinamiche si aggiunge la congestione della rete stradale. Secondo l’Osservatorio, il 90% dei veicoli percorre meno di 300 chilometri al giorno, con una prevalenza di trasporti regionali e interregionali che limita le possibilità di trasferire le merci verso altre modalità. In Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna la congestione genera per i mezzi pesanti un costo operativo superiore a 1 miliardo di euro l’anno. Considerando tutti i veicoli, leggeri e pesanti, il costo complessivo della congestione stradale in Italia raggiunge quasi 5 miliardi di euro annui.
Un’ulteriore criticità riguarda il personale: nei prossimi anni la carenza di conducenti professionali è stimata in oltre 30mila unità. Tra i fattori indicati dallo studio figura un sistema formativo non ancora adeguato alle esigenze del settore.
Trasporto marittimo
Il trasporto marittimo rappresenta un’altra componente strategica della logistica italiana. Gli scali nazionali si collocano al secondo posto in Europa, dopo quelli olandesi, per movimentazione complessiva delle merci, con un contributo rilevante dei container e delle rinfuse. Il traffico Ro-Ro mostra invece segnali di rallentamento.
Le tensioni geopolitiche e le deviazioni delle rotte commerciali, legate anche al mancato attraversamento del Canale di Suez, allungano di circa due settimane i tempi di navigazione verso i porti italiani. Una condizione che accresce il rischio di perdita di centralità degli scali nazionali a vantaggio dei porti del Nord Europa e di rotte esterne al Mediterraneo.
Sul mercato interno, il traffico Ro-Ro ha registrato nel 2025 una flessione di circa l’1% rispetto al 2024, dopo una crescita complessiva del 12% nel periodo 2018-2025.
A incidere sulla competitività dei collegamenti marittimi è anche il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS. Secondo lo studio, il costo del carburante comprensivo degli oneri ETS arriva a rappresentare oltre il 50% dei costi operativi dei collegamenti insulari. Questo peso può incentivare il ricorso al trasporto interamente stradale, penalizzando la competitività delle soluzioni marittime.
Trasporto ferroviario merci
Il trasporto ferroviario è considerato una leva per migliorare la ripartizione modale delle merci e ridurre la pressione sulla rete stradale. Il settore deve però fare i conti con le conseguenze dei cantieri per l’ammodernamento delle infrastrutture e con le rigidità operative.
Nel primo semestre del 2026 i treni-chilometro del trasporto ferroviario merci sono diminuiti dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo studio indica per il 2026 un volume di traffico pari a circa 23 milioni di treni-chilometro.
Le ricadute dei lavori sulla circolazione hanno più che compensato, secondo l’analisi, gli effetti positivi degli incentivi al trasporto ferroviario. Interruzioni e rallentamenti della rete rappresentano quindi un ostacolo alla crescita di una modalità considerata fondamentale per alleggerire il traffico stradale.
Di segno positivo, invece, l’andamento complessivo del trasporto aereo delle merci, con un aumento delle tonnellate movimentate e la crescita di alcuni scali a vocazione cargo, tra cui Roma, Brescia e Bergamo. In controtendenza Malpensa, che registra una flessione che lo studio collega all’annuncio della tassa sui pacchi di basso valore.
Digitalizzazione della logistica
La congestione delle infrastrutture, i rallentamenti nei nodi strategici e le criticità nei valichi alpini continuano a incidere sulla regolarità dei collegamenti commerciali. Anche il sistema portuale presenta squilibri, con scali esposti al rischio di sovracapacità e altre infrastrutture sottoutilizzate rispetto ai volumi movimentati e alle scelte degli operatori.
Una parte dei costi e dei ritardi potrebbe essere contenuta attraverso un utilizzo più esteso delle tecnologie digitali per il monitoraggio e la manutenzione delle infrastrutture. I risparmi potenziali stimati dall’Osservatorio ammontano a quasi 7 miliardi di euro complessivi.
Ulteriori benefici potrebbero derivare dalla digitalizzazione dei documenti di trasporto, delle pratiche amministrative e delle operazioni logistiche. Per queste attività, lo studio stima risparmi fino a 18 miliardi di euro nei prossimi anni per il sistema economico italiano.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda i porti: l’informatizzazione delle procedure logistico-portuali potrebbe generare risparmi per circa 160 milioni di euro l’anno, attraverso la riduzione degli oneri amministrativi e il miglioramento dell’efficienza delle operazioni.


