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Caro gasolio, Ruote Libere all’attacco

La presidente Cinzia Franchini critica la richiesta di intervento al ministro dell’Interno Piantedosi e chiede misure strutturali contro il caro carburanti. Nel mirino anche gli impegni annunciati dal Governo e la gestione del confronto con i manifestanti.

Prosegue il confronto sulle proteste degli autotrasportatori contro il caro gasolio, con Ruote Libere che critica duramente le associazioni nazionali di categoria per aver chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di intervenire per porre fine alle mobilitazioni. In una nota odierna la presidente dell’organizzazione, Cinzia Franchini, contesta l’approccio adottato dalle rappresentanze tradizionali e sollecita il Governo a concentrarsi sulle difficoltà economiche delle imprese.

«Anziché interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto tanti colleghi a scendere in strada, chiedono al ministro dell’Interno di intervenire per porre fine alle proteste», afferma Franchini, riferendosi alle associazioni che, dopo l’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, avevano espresso soddisfazione per gli impegni annunciati dall’Esecutivo. Secondo Ruote Libere, la prosecuzione delle manifestazioni dimostrerebbe una distanza tra le posizioni delle organizzazioni di categoria e quelle di una parte degli autotrasportatori.

L’associazione precisa comunque che le proteste devono svolgersi pacificamente e nel rispetto della libertà di lavorare di chi non aderisce alle mobilitazioni. La critica riguarda, in particolare, la scelta di chiedere un intervento volto a interrompere le manifestazioni senza affrontare, secondo Franchini, le cause economiche che le hanno generate.

Crediti d’imposta e prezzo del gasolio: servono interventi strutturali

Tra i temi centrali della protesta figura il costo del carburante, che continua a pesare sui bilanci delle imprese di autotrasporto. Ruote Libere giudica positivamente l’annuncio dello sblocco dei pagamenti dei crediti d’imposta sul gasolio, ma sottolinea che si tratta in larga parte di risorse già stanziate e attese da tempo.

Salvini ha indicato un ritmo di circa 2.000 imprese beneficiarie al giorno, su un totale di 32.000, aprendo inoltre alla possibilità di introdurre un tetto al prezzo del carburante. Per Franchini, tuttavia, i ristori non sono sufficienti a risolvere una criticità che richiede strumenti duraturi.

«Non possiamo continuare a presentare come nuove concessioni somme che le imprese aspettavano da tempo», sostiene la presidente di Ruote Libere, chiedendo misure capaci di impedire che gli aumenti del gasolio ricadano interamente sugli operatori del trasporto.

Le differenze tra Nord e Sud

Nell’analisi dell’associazione, le difficoltà che hanno alimentato le mobilitazioni nel Mezzogiorno sono legate anche alle caratteristiche dei rapporti commerciali lungo la filiera. Secondo Franchini, nel Nord Italia molte imprese lavorano direttamente con la committenza e riescono, almeno in parte, a trasferire gli aumenti dei costi del carburante sulle tariffe di trasporto.

Nel Sud, invece, sarebbero più frequenti i rapporti intermediati da agenzie e altre imprese di autotrasporto, una condizione che può rendere più difficile ottenere adeguamenti economici. Il risultato, secondo Ruote Libere, è una maggiore esposizione delle aziende agli aumenti dei costi, con margini operativi sempre più ridotti.

La presidente sottolinea che molte imprese avrebbero continuato a lavorare per mesi in condizioni economiche difficili, fino a considerare la mobilitazione una forma di pressione per ottenere risposte concrete.

Sicurezza e proteste, il richiamo al rispetto delle regole

Ruote Libere interviene anche sulle dichiarazioni del Governo relative alle identificazioni dei manifestanti e alla possibile rimozione dei presidi, nonché sui riferimenti a eventuali infiltrazioni nelle proteste.

«Se qualcuno ha commesso reati, ne risponderà personalmente», afferma Franchini, invitando però a non utilizzare singoli episodi o sospetti per delegittimare l’intera mobilitazione. La posizione dell’associazione è che eventuali condotte illegali debbano essere valutate individualmente, distinguendole dalle ragioni economiche espresse dai lavoratori e dalle imprese.

L’appello a Giorgia Meloni

In conclusione, Ruote Libere si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendole di intervenire nel confronto e di ascoltare anche gli autotrasportatori che hanno scelto di organizzarsi autonomamente, al di fuori delle associazioni tradizionali.

«Il problema non è convincere gli autotrasportatori a tornare a casa. Il problema è mettere le loro imprese nelle condizioni di continuare a lavorare», dichiara Franchini.

La richiesta è quindi quella di superare la gestione emergenziale delle proteste e affrontare le criticità economiche del comparto con interventi strutturali. Al centro restano la sostenibilità dei costi operativi, la possibilità di adeguare le tariffe al prezzo del carburante e la necessità di garantire condizioni che consentano alle aziende di proseguire l’attività.

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