A quasi 51 anni dalla sua istituzione il Comitato Centrale dell’Albo dell’Autotrasporto in Conto Terzi – organismo inserito nel Dipartimento Trasporti e Navigazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) – si conferma un presidio essenziale per garantire ordine, trasparenza e tutela in uno dei comparti chiave per l’economia nazionale, capace nel tempo di evolversi e di accompagnare le trasformazioni del settore.
Con l’elezione del 17 febbraio 2026 di Amedeo Genedani alla vicepresidenza del Comitato Centrale dell’Albo dell’Autotrasporto – al centro dell’intervista – si apre una nuova fase per l’organismo che da oltre cinque decenni rappresenta un pilastro nella regolazione del trasporto merci su strada.
La struttura del nuovo Comitato centrale
Il nuovo Comitato è composto da 11 associazioni di categoria, quattro in meno rispetto al precedente. Nel nuovo Comitato siedono Anita, Assotir, CNA-Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative, Fai, Fedit, Fiap, Legacoop, SNA Casartigianti, Trasportounito.
Il primo incontro del Comitato – tenutosi il 17 febbraio – ha dato avvio a una nuova fase di coordinamento e indirizzo per l’Albo, caratterizzata da un rinnovato impegno sul fronte della comunicazione istituzionale, della qualificazione professionale e del rafforzamento della regolarità del mercato dell’autotrasporto. La riunione ha inoltre avviato la definizione dell’assetto operativo attraverso la costituzione di tre commissioni permanenti dedicate alla comunicazione, alla formazione e alla regolarità.
L’intervista
Per approfondire i retroscena che hanno portato alla riforma del Comitato Centrale e capire quali saranno i prossimi obiettivi, riportiamo l’intervista ad Amedeo Genedani, già presidente nazionale di Confartigianato Trasporti e oggi Vicepresidente del Comitato Centrale dell’Albo Nazionale degli Autotrasportatori.
Quali sono stati i principali nodi critici che hanno reso complessa la procedura conclusasi con il Decreto n. 12 del 28 gennaio 2026?
«Innanzitutto posso dire che io non li ho vissuti in prima persona perché non ero Vicepresidente del Comitato Centrale. Comunque c’erano danni che erano sotto gli occhi di tutti. Ci voleva una regolamentazione più chiara delle norme per aderire al Comitato Centrale, soprattutto la norma dell’appartenenza a una federazione. Il problema di base è che prima si iscrivevano tre associazioni di categoria di rappresentanza con un’unica federazione, quindi si è perso un po’ di tempo per arrivare a un rinnovo per questo motivo. Per il semplice motivo che oggi un’associazione si può accreditare all’Albo degli Autotrasportatori, ma ci deve essere rapporto uno a uno: un’associazione di trasportatori e un’associazione confederale che aderisce al Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ndr). La riduzione dell’associazione è arrivata in questo modo».
Questa riforma deve essere vista come un punto di arrivo o come l’inizio di un percorso più ampio di riorganizzazione del settore stesso?
«Io direi che questo sia un punto di arrivo per il semplice motivo che si è fatto il rapporto 1-1. Problema che era nato all’inizio della vecchia riforma, di anni fa. Le associazioni storiche ci sono tutte, le confederazioni di rappresentanza storiche ci sono tutte, quindi – automaticamente – lo considererei un punto d’arrivo. Poi mai dire mai, perché nella vita sa come vanno le cose».
Con questa riforma parliamo di una riduzione delle associazioni all’interno del Comitato, come si riuscirà a coinvolgere quelle che non vi fanno più parte?
«Con il dialogo. Le porte sono aperte. Gli incontri non sono privati e ristretti, ma sono allargati e si possono invitare tranquillamente anche le associazioni che sono rimaste fuori. A mio avviso, il problema non esiste».
Uno sguardo al futuro. Con la nuova struttura e la sua nomina, il Comitato e l’intero Albo puntano a nuovi obiettivi, quali sono le priorità del 2026?
«Guardando avanti, dobbiamo rafforzare in modo importante l’applicazione delle normative, perché in questi anni il Comitato Centrale ha acquisito molto potere e alludo al rafforzamento dei tempi di pagamento e a quelli di carico scarico. Sicuramente ci sarà sempre la continuità del controllo, della regolarità delle imprese. Sono state cancellate circa 1500 imprese ma ce ne sono tante altre che sono iscritte all’Albo e magari non possiedono neanche veicoli o addirittura non sono iscritte alla Camera di Commercio… si sta facendo pulizia. Poi la comunicazione. Ci sarà sempre una continuità anche nella comunicazione per rafforzare la visibilità e il ruolo strategico del settore, soprattutto per far capire al committente che se siede un vettore italiano ha più garanzie rispetto a un vettore estero, per dirla chiaramente».
Quest’anno ricorrono i 51 anni dalla fondazione dell’Albo degli Autotrasportatori. Se dovesse racchiudere questo traguardo in una sola parola, quale sceglierebbe?
«In questi anni l’Albo ha vissuto alti e bassi. Io penso che oggi sia arrivato a un livello importante, quindi bisogna continuare a fare squadra e a perseguire gli obiettivi che si sono portati avanti in questi ultimi anni».
Da oltre 50 anni
Il 6 giugno 1978, con la legge n. 298, nasceva il Comitato Centrale dell’Albo dell’Autotrasporto in Conto Terzi: un passaggio destinato a segnare in modo profondo l’evoluzione del settore. Da allora, l’Albo ha progressivamente rafforzato il proprio ruolo, diventando un punto di riferimento imprescindibile per il mondo del trasporto su strada.
A quasi 51 anni dalla sua istituzione, il Comitato Centrale dell’Albo dell’Autotrasporto in Conto Terzi si conferma un pilastro nella regolazione e nella tutela di uno dei settori chiave per l’economia nazionale. Nato per garantire ordine e trasparenza in un comparto strategico, l’Albo ha saputo evolversi nel tempo, rafforzando i propri strumenti di controllo e accompagnando le trasformazioni normative e di mercato.



