martedì, 27 Settembre 2022
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La parola agli allestitori… atto II

Lo avevano promesso gli organizzatori. Lo avevano chiesto gli allestitori: un secondo incontro post fieristico, dopo quello che lo scorso 1° febbraio  aveva preceduto di poche settimane il rinnovato Transpotec Logitec.

Venerdì 31 maggio, i rappresentanti della manifestazione fieristica, Gian Paolo Pinton e Giuseppe Garri (rispettivamente communication manager e brand manager di Transpotec), in collaborazione con Trasportare oggi in Europa, hanno dato nuovamente appuntamento, sempre a Verona, ai protagonisti del settore (Phontis, Multitrax, Cir, Cailotto per citarne alcuni), per mantenere vivo quel dialogo iniziato qualche mese fa e che si è rivelato decisamente costruttivo e apprezzato.

Luca Barassi, direttore della rivista media partner dell’iniziativa, ha ripreso il filo delle problematiche e delle possibili strategie di uscita emerse durante il primo incontro, riviste ora nel contesto di un’attualità caratterizzata da nuovi orizzonti politici e normativi.

Inolre l’incontro è stato utile per fare un bilancio dell’esperienza fieristica, punto di partenza per l’organizzazione della successiva edizione, quella del 2015, che ha già in serbo progetti molto interessanti  (anche nell’ottica di quella strategia di internazionalizzazione che il progetto fieristico intende proseguire) come ci hanno anticipato sia Giuseppe Garri che Gian Paolo Pinton. Un bilancio sicuramente positivo, come è stato sostenuto in generale dai presenti che hanno partecipato come espositori (molti dei quali hanno raccolto diversi ordini), nonostante le (superabili) criticità che gli stessi rappresentanti della manifestazione hanno tenuto a far emergere proprio per rendere la prossima edizione perfettamente in linea con le esigenze espresse dalle aziende.  Aziende che, evidentemente, ci hanno creduto, nonostante il momento pieno di incertezze, raccogliendo risultati al di sopra delle aspettative. Un bilancio pienamente condiviso dagli stessi organizzatori del Transpotec.

Focus della nuova tavola rotonda non poteva che essere il decreto con cui il governo (quello precedente) ha stanziato, lo scorso marzo, 24 milioni di Euro per incentivare il rinnovo del parco circolante: per l’acquisto dei veicoli Euro 6 (senza però una contestuale rottamazione) e per il rinnovo dei trainati (di cui invece si prevede la rottamazione). Il decreto, che in realtà non destina l’intero ammontare del contributo al solo trasporto su gomma ma a diversi altri obiettivi, abbracciando un ventaglio molto ampio (dal muletto alla gru portuale…), e con l’intento soprattutto di “spingere” l’intermodale, è stato accolto inizialmente con entusiasmo da chi opera nel settore dei semirimorchi, trovando però in una lettura più attenta e approfondita del testo di legge criticità e lacune che hanno lasciato il posto a molte perplessità.

Certo, qualcuno ha sostenuto, non si tratterà di una legge perfetta, ideale “ma sicuramente la migliore che si potesse fare in questo momento”. Per qualcun altro, invece “si poteva fare di più”. Il comparto è dubbioso. Non tanto perché il decreto, ad oggi, non ha ancora fatto capolino sulla Gazzetta Ufficiale (“questione di giorni” hanno riportato dai corridoi romani), un iter temporale normale per una legge che prevede l’erogazione di incentivi da parte dello Stato e deve dunque passare dalla Corte dei Conti. I dubbi si  riferiscono piuttosto alla effettiva efficacia di un decreto che, tra le altre cose, avrà una vita piuttosto breve, circa sei mesi: all’entrata in vigore della normativa Euro 6, all’inizio del 2014, non sarà più possibile incentivare alcun acquisto. A preoccupare gli autotrasportatori l’accessibilità all’incentivo, disponibile fino ad esaurimento dei fondi, e la mancata certezza di rientrare nella graduatoria prevista, con il rischio di ritrovarsi con una fattura di acquisto che potrebbe non essere rimborsata (secondo quanto stabilito dalla legge).

Torna a emergere, inoltre, una diffusa amarezza e mancanza di fiducia nella politica: riuscirà lo Stato ad erogare i contributi? E quando, entro sei mesi, otto mesi, un anno? Domande che rispecchiano il malessere di un settore che non si sente sufficientemente rappresentato e tutelato né a livello di associazioni di categoria (sottolineando ancora una volta l’esigenza di fare fronte comune, per essere più incisivi sia nei confronti dei competitor esteri che nei confronti delle istituzioni) né a livello politico, mancando interlocutori realmente competenti, ossia senza la necessaria e approfondita conoscenza del settore e delle sue problematiche. Come si può pretendere di raggiungere gli stessi livelli di sviluppo dell’Europa più evoluta?
D’altro canto, proprio questo sembra essere l’intento del decreto di cui stiamo parlando, per lo specifico settore dei trainati: seguire le orme della legge europea, soprattutto in fatto di inquinamento ambientale, cercando di promuovere il trasporto intermodale che in Italia, a differenza del resto d’Europa, stenta a decollare, come dimostrano dati a dir poco di nicchia. Un tentativo che si scontra però con un “atavico” problema infrastrutturale che fin dal passato ha smorzato gli entusiasmi di chi in questo settore vedeva degli spazi di crescita. Si chiede in sostanza alle aziende di “investire in questo decreto”, e di specializzarsi in un settore che non è il loro, come ha fatto notare Annalisa Cavani, presidente del Consorzio Phontis, ma in un momento di grande difficoltà, senza alcun supporto.
Sono tanti i dubbi innescati da questo decreto che, se darà un impulso alle vendite (ma il decreto agevolerà solo chi aveva già previsto nel budget aziendale qualche investimento, non certo chi non ha la possibilità di investire), non risolverà però, secondo alcuni, nessun problema strutturale del settore. E probabilmente non aiuterà granché a ringiovanire uno dei parchi circolanti più vecchi d’Europa, lasciando tranquillamente parcheggiati nei piazzali di dealer e concessionari pulitissimi Euro 5 che vedranno invece sfilare indisturbati sulle nostre strade i loro avi Euro 0, Euro 1, Euro 2.

Daremo continuità a questo dialogo, inaugurando  una serie di appuntamenti nell’ambito dei quali  gli allestitori, motore del nostro mercato, e della manifestazione fieristica, avranno ancora una volta la possibilità di confrontarsi sulle tematiche più attuali per il comparto, auspicando di ritrovarci, già a partire dal prossimo incontro, in un contesto di mercato ed economico diverso. Migliore. Che prepari il terreno a un Transpotec 2015 degno dei suoi tempi d’oro.

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