sabato, 13 Agosto 2022
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EY Infrastructure Barometer, i pro e i contro del sistema italiano

Dall’EY Infrastructure Barometer emerge che negli ultimi quattro anni il 71% dei manager ha investito o concesso finanziamenti nel settore infrastrutturale italiano. Sebbene il settore dell’energia (che segna un 31%) e dei trasporti (22%) rimangano i segmenti chiave in Italia, nell’ultimo anno gli investitori hanno aumentato la loro esposizione verso le infrastrutture sociali (17%) e TMT (15%) che sono intrinsecamente caratterizzati da una maggiore resilienza agli shock economici e la cui performance e conseguente attrattività è stata migliorata dall’epidemia Covid-19.

Nell’attività M&A ad attrarre l’attenzione degli investitori sono soprattutto le Infrastrutture Energetiche, con il 36% degli intervistati che prevede di indirizzare le proprie risorse in questo ambito nei prossimi 12 mesi (+4% rispetto al 2020). Segue il settore TMT (20%), quello del Trasporto (19%) e delle Infrastrutture Sociali (16%, in aumento rispetto al 2020 di 2 punti percentuali). Al contempo sempre meno operatori si aspettano un calo dei deals in Italia, dal 27% del 2020 ad appena il 6%, a testimonianza di una crescente fiducia da parte del mercato. Maggiore attrattività si tradurrà molto probabilmente in una concorrenza più agguerrita e, di questo, i manager ne sembrano essere consapevoli. Ben l’80% degli investitori si attende infatti un aumento della competizione per i finanziamenti infrastrutturali nei prossimi 12 mesi.

Commenta Andrea Scialpi, Transaction Diligence Leader e Infrastructure leader for EY Italy Strategy and Transactions: “Gli intervistati sottolineano come i settori più attraenti siano quelli delle infrastrutture energetiche, e peraltro lo sono già da diverso tempo. Questo aspetto non è da sottovalutare perché indica come, laddove la Authority ed in generale il quadro regolatorio siano di altro profilo, il settore diventi naturalmente attrattivo per investimenti privati. Un migliore allineamento tra pubblico e privato può portare quindi indubbi benefici al Paese”.

PRO E CONTRO DELLE INFRASTRUTTURE ITALIANE, TRA I VINCOLI DEGLI INVESTITORI: BUROCRAZIA, INCERTEZZA POLITICA E NORMATIVA

L’andamento degli investimenti infrastrutturali italiani viene giudicato in linea con la media del proprio portafoglio dall’87% dei manager. Tuttavia, non mancano i vincoli esterni che finiscono per limitare il potenziale del settore. In cima alla lista dei fattori che frenano la competitività delle infrastrutture italiane ci sono i vincoli burocratici (76%) e l’incertezza politica e normativa (74%). A pesare inoltre sulla fiducia degli investitori sono il rischio di contenzioso (46%) e la stagnazione del PIL (22%). Tuttavia, il mercato unico europeo e la necessità di ammodernare il sistema di connettività italiano rappresentano i principali driver di investimento. Tra le ragioni principali che spingono ad investire nel sistema infrastrutturale italiano troviamo l’economia allargata dell’Eurozona (50% dei manager), seguita dal nostro bisogno di colmare il gap infrastrutturale (46%). Inoltre, ad attirare l’attenzione degli investitori sono la possibilità di ottenere rendimenti più elevati (41%) e la concorrenza limitata rispetto ad altri paesi europei (31%).

A. Trapani
A. Trapanihttps://www.andreatrapani.com
Redattore e Responsabile Area Web Trasportare Oggi in Europa
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