Così FAI e Ruote Libere sulla situazione attuale
Nel pieno dell’ennesima fase di tensione sui prezzi energetici, il settore dell’autotrasporto torna a lanciare l’allarme sul caro carburanti, evidenziando come il superamento stabile della soglia dei 2 euro al litro per il gasolio non rappresenti più un’emergenza temporanea, bensì una condizione strutturale destinata a incidere in modo profondo sulla sostenibilità economica delle imprese.
A sottolinearlo è Ruote Libere, per voce della presidente Cinzia Franchini, che evidenzia come il quadro attuale richieda interventi di natura strutturale e non misure tampone. “Il gasolio ormai viaggia stabilmente sopra i 2 euro al litro. Non siamo più di fronte a un picco temporaneo o a un’emergenza: siamo di fronte a un costo strutturale con cui le imprese devono fare i conti ogni giorno”. In questo contesto si inserisce la scadenza del 7 aprile del taglio delle accise introdotto dal Governo, misura che l’associazione ritiene destinata alla proroga ma giudicata, nei fatti, poco incisiva.

Il confronto con altri Paesi europei rafforza la critica: “oggi il gasolio in Italia costa circa 40 centesimi in più rispetto alla Spagna, dove si aggira intorno a 1,75 euro al litro grazie a un intervento più incisivo su IVA e accise”. Secondo Franchini, il limite principale dell’azione governativa risiede anche nella mancanza di controllo sulle dinamiche speculative: “Il Governo italiano si è dimostrato del tutto inadeguato nel controllare e sanzionare le speculazioni di quei soggetti che si stanno arricchendo in queste settimane”.
Pur riconoscendo la validità di modelli emergenziali come quello spagnolo, l’associazione ribadisce la necessità di un cambio di approccio: «Il modello Spagna è una misura positiva che può funzionare nell’emergenza – dichiara Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere – ma se il problema diventa strutturale non si può pensare di affrontarlo solo con interventi temporanei. Il vero nodo oggi è il costo industriale del gasolio ovvero il costo che sostengono le imprese che il gasolio lo usano per lavorare».
Un elemento particolarmente critico riguarda la mancata traslazione dei costi lungo la filiera. “Mentre il gasolio è passato in poche settimane da 1,60 a oltre 2 euro al litro, i prezzi del trasporto sono rimasti sostanzialmente fermi”, con la conseguenza che “l’aumento del carburante non viene assorbito dalla filiera, ma scaricato quasi interamente sulle piccole imprese di autotrasporto”. Da qui la denuncia: «Oggi siamo probabilmente l’unico settore in cui aumenta il principale costo di produzione ma non aumenta il prezzo del servizio nella stessa misura. E questo, nel lungo periodo, non è economicamente sostenibile».
Sul fronte delle prospettive, preoccupano le possibili ulteriori tensioni legate al contesto geopolitico in Medio Oriente. In questo scenario, alcune proposte come il ricorso allo smart working vengono considerate marginali rispetto alla portata del problema: «Lo smart working può fermare qualche automobile, ma non ferma i camion. E senza camion, semplicemente, il Paese si ferma. Il tema quindi è molto più ampio e riguarda il costo industriale dell’energia e del trasporto merci».
Parallelamente, anche FAI – Federazione Autotrasportatori Italiani esprime forte preoccupazione per gli effetti delle recenti decisioni governative. Il presidente Paolo Uggè parla apertamente del rischio di una crisi sistemica: «L’attesa nella categoria è fortissima. Se prevarranno le tesi burocratiche, le conseguenze ricadranno direttamente sul sistema produttivo. Non esiste alternativa: le imprese non reggeranno».

Al centro delle criticità vi è il possibile aumento di 20 centesimi al litro del gasolio, che rischierebbe di colpire in modo particolare le imprese più strutturate e virtuose. «Per l’autotrasporto verrebbe di fatto annullato il meccanismo introdotto nel 2004 in applicazione della direttiva europea, che consente l’allineamento del costo del gasolio al prezzo medio europeo attraverso la compensazione dell’accisa di 27 centesimi al litro», spiega Uggè, ricordando come tale sistema abbia finora consentito di mantenere la competitività del settore.
La proposta avanzata da FAI mira a una rimodulazione del sistema senza impatti aggiuntivi per la finanza pubblica: le imprese continuerebbero a compensare l’accisa secondo le modalità attuali, mentre per i rifornimenti in rete si applicherebbe uno sconto generalizzato con compensazione limitata a 7 centesimi. “In questo modo non vi sarebbero maggiori costi rispetto a quanto previsto dalla legge di bilancio”.
Un ulteriore punto critico riguarda la liquidità, per cui il settore chiede strumenti immediati di sostegno: la possibilità di dilazionare i versamenti contributivi rappresenterebbe, secondo gli operatori, una misura efficace per garantire continuità senza ridurre le entrate statali su base annua.
Entrambe le associazioni convergono, pur con accenti diversi, su un punto fondamentale: l’attuale dinamica dei carburanti genera automaticamente un aumento del gettito fiscale per lo Stato. “Quando aumenta il prezzo dei carburanti, aumentano automaticamente anche gli incassi dello Stato, perché crescono sia l’IVA che le accise”. Da qui la richiesta avanzata da Ruote Libere: «Non chiediamo sconti o bonus una tantum, chiediamo misure strutturali. È ragionevole che, oltre una certa soglia di prezzo, una parte di questo extra gettito venga restituita alle imprese di autotrasporto, senza alcuna distinzione, sotto forma di credito d’imposta automatico».
In conclusione, il messaggio che arriva dal comparto è netto: senza interventi mirati e strutturali, il rischio non è solo quello di una mobilitazione del settore, ma di una progressiva erosione del tessuto imprenditoriale.
In copertina Foto di Engin Akyurt da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/ugelli-di-riempimento-della-pompa-di-benzina-stazione-di-servizio-in-servizio-12377480/



