Sea Modal Shift sottofinanziato. Le risorse stanziate per la prima annualità coprono solo il 22% del fabbisogno complessivo secondo FIAP, determinando una riduzione di quasi l’80% del contributo unitario.
La Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali lancia l’allarme sugli effetti per le imprese di Sicilia e Sardegna e chiede all’esecutivo di trasformare i proventi ETS in risorse certe per sostenere la competitività dei territori insulari.
Sea Modal Shift sottofinanziato
La prima annualità del Sea Modal Shift, il programma che incentiva il trasporto merci sulle Autostrade del Mare, evidenzia un forte squilibrio tra risorse disponibili e fabbisogno reale. A fronte di una richiesta complessiva di circa 240 milioni di euro, le risorse stanziate ammontano a 52,9 milioni, pari a una copertura del 22%.
Questa situazione ha determinato una riduzione proporzionale di quasi l’80% del contributo unitario riconosciuto alle imprese, passato da un massimo di 30 centesimi a poco più di 6 centesimi per veicolo-chilometro. In termini pratici, per ogni cinque euro potenzialmente riconoscibili alle aziende ne è stato erogato poco più di uno, come certificato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nella nota ufficiale del 15 giugno 2026.
La riduzione interessa tutti i beneficiari della misura, ma assume una valenza particolare per le imprese di Sicilia e Sardegna. Per il trasporto merci da e verso le isole, infatti, il collegamento marittimo non rappresenta una scelta logistica alternativa, bensì un passaggio obbligato.
Con il contributo ridotto a poco più di un quinto del valore massimo e con noli e supplementi in aumento, gran parte dei costi continua a gravare sulle imprese della filiera. Le conseguenze si riflettono non solo sull’autotrasporto, ma anche sulle PMI industriali e sulle aziende agroalimentari, che devono affrontare costi più elevati, margini ridotti e una minore competitività sui mercati nazionali ed europei.
A incidere ulteriormente è il trasferimento sui noli dei costi ETS sostenuti dagli armatori, che aumenta il costo della stessa modalità di trasporto che le politiche pubbliche intendono incentivare.
L’appello al governo
Secondo FIAP, la soluzione è già stata indicata dal Parlamento con la legge n. 49 del 10 aprile 2026, che ha inserito Sea Modal Shift e Ferrobonus tra le finalità finanziabili attraverso i proventi ETS, pur senza definire ancora risorse e modalità di assegnazione.
«La prima annualità dimostra che la misura è stata gravemente sottodimensionata – dichiara Alessandro Peron, Segretario Generale di FIAP -. Per un’impresa siciliana o sarda il mare non è una scelta: è una condizione imposta dalla geografia. A perdere competitività non è solo l’autotrasporto, ma l’intero sistema produttivo insulare, dalle PMI alle filiere agroalimentari. Non si tratta di sostenere un singolo settore, ma di garantire condizioni competitive comparabili a tutte le imprese che producono, trasformano e trasportano dalle isole. Il Parlamento ha indicato nei proventi ETS la fonte giusta».
Conclude dicendo: «Chiediamo al Governo di quantificarla e assegnarla, e di introdurre un correttivo specifico per le rotte insulari. Chiediamo alle Regioni Sicilia e Sardegna di sostenerci in questa direzione, promuovendo con urgenza un tavolo di filiera: l’articolo 119 della Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli svantaggi dell’insularità. È il momento di tradurlo in politica concreta».



