La blue economy come leva strategica per la competitività del Paese, la centralità del Mediterraneo nelle nuove rotte commerciali, la riforma della governance portuale e la necessità di colmare il gap di competenze. Sono stati questi i temi al centro della quinta edizione di Economia del Mare, l’evento organizzato ieri a Genova da Il Sole 24 Ore, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del Governo e del mondo imprenditoriale.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha ribadito il ruolo strategico della regione nel nuovo scenario geopolitico internazionale. Secondo il governatore, la Liguria deve candidarsi a diventare il gateway del Sud Europa, la principale porta d’accesso ai mercati europei per i traffici provenienti dall’Estremo Oriente, dal Medio Oriente e dall’Africa.
“Non parliamo più soltanto di porti e logistica, ma di un sistema che integra industria, servizi, turismo e innovazione”, ha sottolineato Bucci, evidenziando come le infrastrutture in corso di realizzazione consentiranno di aumentare la capacità del sistema portuale ligure e di servire non solo il Nord Italia, ma anche Svizzera, Germania meridionale e parte della Francia. L’obiettivo, ha spiegato, è rafforzare il ruolo di Genova insieme agli scali di Savona, Vado, La Spezia e Imperia come nuova porta meridionale d’ingresso dell’Europa.
La blue economy vale oltre l’11% del Pil
Nel corso dell’evento sono stati ricordati i numeri che fotografano il peso crescente dell’economia del mare. Il 74% del commercio estero dell’Unione europea viaggia via mare, mentre il 99% del traffico Internet globale passa attraverso cavi sottomarini. In Europa la blue economy occupa circa cinque milioni di persone.
Per l’Italia il comparto rappresenta una componente fondamentale dell’economia nazionale. Come ricordato da Mario Zanetti, special advisor di Confindustria per l’Economia del Mare, la blue economy vale oggi l’11,3% del Pil italiano. Attraverso il Mediterraneo transitano inoltre il 27% delle rotte strategiche mondiali, il 65% degli approvvigionamenti energetici europei e il 35% del traffico globale di petrolio.
Musumeci: “Mancano decine di migliaia di professionisti”

Nel videomessaggio inviato all’evento, il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha sottolineato come il mare sia tornato al centro delle politiche nazionali grazie al Piano del Mare e alla recente legge sulla valorizzazione della risorsa mare.
Il ministro ha però richiamato l’attenzione sul tema della formazione, evidenziando la carenza di “decine di migliaia” di diplomati e laureati che potrebbero trovare occupazione in un comparto in continua crescita. Musumeci ha inoltre indicato nella riforma dei porti uno degli strumenti per aumentare la competitività italiana nel Mediterraneo e ha ribadito il ruolo del Piano Mattei quale ponte di cooperazione con il continente africano.
Rixi: modifiche al ddl porti e confronto sull’Ets
Sul fronte delle infrastrutture è intervenuto il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, che ha annunciato la disponibilità del Governo a migliorare il disegno di legge sulla governance portuale durante l’iter parlamentare, con l’obiettivo di rendere più efficiente la gestione delle risorse senza ridurre le competenze delle Autorità di sistema portuale.
Rixi ha inoltre criticato il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) applicato al trasporto marittimo, definendolo un elemento che rischia di penalizzare i porti del Mediterraneo e favorire quelli nordafricani. Il viceministro ha annunciato un confronto tra i Paesi mediterranei previsto per settembre a Cipro, con l’obiettivo di proporre modifiche sostanziali al meccanismo europeo.
Confindustria: il mare è politica industriale
Dal mondo delle imprese è arrivato un invito a considerare l’economia del mare come un pilastro della politica industriale nazionale.
Il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, ha ricordato che la filiera nautica italiana esporta circa il 90% della produzione, è leader mondiale nella costruzione di superyacht, gommoni e componentistica e genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto con quasi 168 mila occupati. La recente legge sulla valorizzazione del mare, ha osservato, rappresenta un cambio di paradigma perché considera il sistema marittimo come un ecosistema integrato che comprende industria, portualità, logistica, turismo, ricerca e formazione.
Anche il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, ha evidenziato la disponibilità delle imprese a collaborare alla definizione del nuovo Piano regolatore portuale, mettendo a disposizione competenze tecniche e industriali.
Suica: il Mediterraneo vale 400 miliardi di euro l’anno
La commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Suica, ha ricordato che, pur rappresentando meno dell’1% della superficie acquatica mondiale, il Mediterraneo genera ogni anno un valore economico di circa 400 miliardi di euro.
Suica ha ribadito l’importanza del Patto per il Mediterraneo e della transizione energetica del trasporto marittimo, sottolineando la necessità di accelerare sulla decarbonizzazione e sugli investimenti nelle energie rinnovabili per ridurre l’impatto ambientale della navigazione.
Dall’incontro di Genova è emersa una visione condivisa: il mare rappresenta sempre più un’infrastruttura strategica per la competitività italiana. Per cogliere le opportunità offerte dai nuovi equilibri geopolitici saranno determinanti investimenti infrastrutturali, riforme della governance portuale, sviluppo delle competenze e una strategia industriale capace di valorizzare l’intera filiera della blue economy.


