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TRUMP…OLINO

Se nel 2025 i colpi di scena non sono mancati, tra politiche commerciali più aggressive e tensioni geopolitiche vecchie e nuove, sembra proprio che il 2026 non voglia essere da meno. Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di brindare al nuovo anno che il presidente statunitense Donald Trump è tornato ad alzare il livello della tensione.

Il 3 gennaio, infatti, le forze USA sono intervenute a Caracas, in Venezuela. E pochi giorni più tardi, il presidente USA ha annunciato l’intenzione di “acquisire” la Groenlandia, attualmente territorio semiautonomo amministrativamente appartenente al Regno di Danimarca. Per non menzionare le mire su Cuba e Colombia.

Sulla base di questo scenario, vecchio e nuovo, c’è però da evidenziare un fatto: mercati, finanziari e commerciali, sembrano non subire troppo le follie del tycoon forse perché sempre più messo all’angolo anche dalla “sua parte politica”, sia internamente che a livello internazionale. Giorgia Meloni, tanto per parlare di casa nostra, fino ad ora si è rivelata una eccellente diplomatica, oserei dire quasi statista nel gestire un alleato scomodo ma quasi indispensabile e, se fino ad ora la bilancia del consenso pendeva più dalla parte trumpiana, anche la nostra premier comincia a lanciare segnali di insofferenza.

La parola d’ordine, dunque, sembra dover essere ancora una volta RESILIENZA. In questo caso bisogna imparare dagli orientali: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta: prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico“.

Trump prima o poi finirà il suo mandato, forse anche prima del termine naturale. Dipende come andranno le elezioni di mid-term. E allora il cambio al vertice, repubblicano o democratico che sia darà una svolta al clima di destabilizzazione creato da questa folle politica. Sarà il momento di tuffarsi dal trumpolino. Buon 2026.

Luca Barassi
Luca Barassi
Direttore editoriale e responsabile.